Il 16 luglio 2026, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza significativa riguardante le sanzioni disciplinari nel settore sportivo professionistico, stabilendo i limiti di controllo giurisdizionale sulle decisioni delle federazioni sportive nazionali. Questa pronuncia, relativa alle cause riunite C-424/24 e C-425/24, affronta la questione della legittimità delle sanzioni che possono impedire l’attività professionale di dirigenti sportivi.
Il caso in esame è emerso da un procedimento disciplinare avviato dalla Procura federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio contro alcuni dirigenti di una società calcistica, accusati di aver creato un sistema di plusvalenze fittizie attraverso dichiarazioni contabili ingannevoli. Dopo un iniziale proscioglimento, la Corte federale d’appello ha inflitto una sanzione di inibizione di 24 mesi, estesa successivamente a livello UEFA e FIFA.
Esauriti i gradi della giustizia sportiva, i dirigenti hanno fatto ricorso al giudice amministrativo per annullare e sospendere la sanzione, chiedendo anche un risarcimento. Tuttavia, la normativa italiana, come interpretata dalla Corte Costituzionale, riserva agli organi di giustizia sportiva la competenza esclusiva su tali domande, limitando il ruolo del giudice amministrativo a eventuali risarcimenti per equivalente.
La decisione della Corte
La Corte ha esaminato due aspetti fondamentali. In primo luogo, ha confermato che le normative nazionali che consentono a una federazione sportiva di irrogare sanzioni inibitorie per violazioni dei doveri di lealtà e correttezza non sono in contrasto con il diritto dell’Unione Europea, a patto che tali sanzioni perseguano obiettivi di interesse generale e rispettino il principio di proporzionalità.
In secondo luogo, la Corte ha sottolineato l’importanza di garantire un controllo giurisdizionale effettivo su queste sanzioni, evidenziando che devono essere applicati criteri sanzionatori trasparenti e non discriminatori. Questa sentenza rappresenta un passo importante verso una maggiore tutela dei diritti dei professionisti nel settore sportivo, garantendo che le sanzioni disciplinari siano giustificate e controllabili.
In conclusione, la pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea segna un momento cruciale per l’autonomia dell’ordinamento sportivo e la protezione dei diritti dei lavoratori nel contesto sportivo, stabilendo un equilibrio tra le esigenze di disciplina interna e il rispetto delle normative europee.