Il concordato preventivo biennale è tornato per il biennio 2026-2027, portando con sé novità significative che richiedono una nuova valutazione della sua convenienza. Questo articolo analizza i vantaggi e gli svantaggi dell’adesione, fornendo ai professionisti una guida per orientare la consulenza ai propri clienti.
Tra i vantaggi principali troviamo la cristallizzazione del reddito, che consente di escludere dalla base imponibile il reddito effettivamente prodotto oltre quello concordato. Ad esempio, se un contribuente concorda un reddito di 90.000 euro e ne produce 140.000, la differenza di 50.000 euro non sarà tassata. Questo meccanismo può generare un risparmio fiscale significativo, soprattutto per chi prevede un aumento dei redditi.
I numeri del concordato
Circa 521.000 soggetti hanno aderito al concordato, mentre 2,2 milioni di partite IVA sono rimaste escluse. La percentuale di imprese e professionisti con un punteggio ISA pari o superiore a 8 è salita al 47%, un dato che il legislatore considera incoraggiante. Inoltre, circa 200.000 contribuenti hanno riallineato il proprio reddito dichiarato a livelli coerenti con un punteggio di affidabilità fiscale almeno pari a 8.
Pregi e difetti dell’adesione
Oltre ai vantaggi, ci sono anche degli svantaggi. Tra questi, il rischio di pagare su redditi superiori a quelli effettivi e la perdita di variazioni in diminuzione. Inoltre, c’è incertezza riguardo al secondo anno di adesione. È fondamentale che i professionisti valutino attentamente queste variabili prima di consigliare l’adesione al concordato.
Infine, il regime premiale ISA offre vantaggi significativi, poiché consente ai contribuenti di ottenere automaticamente i benefici previsti per chi ha un punteggio ISA massimo, indipendentemente dal punteggio effettivamente raggiunto. Questo aspetto può rendere l’adesione al concordato particolarmente attraente per molti contribuenti.