Internazionale

I roditori arrivati con il marmo italiano

Una teoria lega la colonia del centro culturale alle casse partite dalle Apuane, ma mancano conferme scientifiche.

Da anni una colonia di piccoli roditori dal pelo beige dorato vive all’interno del Kennedy Center, il grande complesso dedicato alle arti e alla memoria del presidente John F. Kennedy. Gli animali, avvistati in diverse aree dell’edificio, hanno attirato l’attenzione dei cronisti statunitensi per il loro aspetto insolito: sono più piccoli dei comuni topi domestici, hanno orecchie grandi, il ventre bianco e una caratteristica colorazione fulva.

La loro presenza è stata raccontata anche dal New York Times, che ha rilanciato una teoria tanto curiosa quanto impossibile da dimostrare. Secondo questa ipotesi, i topolini potrebbero essere arrivati negli Stati Uniti nascosti nelle casse utilizzate per trasportare il marmo di Carrara destinato alla costruzione del centro culturale di Washington.

Il marmo delle Apuane per il Kennedy Center

La storia risale alla progettazione dell’edificio, avviata dopo l’assassinio del presidente Kennedy nel 1963. Per la realizzazione del complesso, costruito sulle rive del Potomac, contribuirono oltre sessanta Paesi con opere d’arte, arredi e materiali. L’Italia partecipò con circa 3.700 tonnellate di marmo bianco estratto dalle cave delle Alpi Apuane e impiegato per la facciata e per gli ambienti interni.

La fornitura fu affidata alla cava di Maurizio Bufalini, azienda di Carrara attiva nel settore da oltre tre secoli e già inserita nel mercato americano. Nel corso del Novecento la famiglia aveva fornito materiali anche per edifici di grande prestigio, tra cui il World Trade Center. L’impresa era inoltre tra i fornitori dell’architetto Edward Durell Stone, progettista del Kennedy Center.

Alla fine degli anni Sessanta partirono così verso Washington circa 3.000 casse contenenti blocchi e lastre di marmo. È in questo passaggio che si inserisce la leggenda dei roditori: qualche esemplare, secondo la ricostruzione, avrebbe potuto rifugiarsi nei contenitori prima della partenza, attraversare l’oceano e stabilirsi nel luogo destinato a ospitare la pietra italiana.

Una leggenda senza prove definitive

Non esistono elementi che confermino l’origine apuana della colonia. La differenza rispetto ai topi domestici americani ha però alimentato il racconto, trasformando gli animali in una sorta di piccola comunità italiana d’oltreoceano. Nel corso degli anni, i macchinisti del Kennedy Center li hanno segnalati in vari punti dell’edificio, dalla zona vicino a una rampa per sedie a rotelle agli spazi del Millennium Stage.

Alcuni avvistamenti sarebbero avvenuti persino sul palcoscenico, durante l’esecuzione della Francesca da Rimini di Čajkovskij. Il mistero, a più di mezzo secolo dalla costruzione del centro, resta quindi senza una risposta certa. La possibile traversata dentro le casse di marmo rimane una leggenda, ma contribuisce a rendere ancora più singolare il legame tra le cave delle Apuane e uno dei principali luoghi dello spettacolo negli Stati Uniti.