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Ranucci minaccia querele contro chi sostiene che lui e Lavitola fossero d’accordo

Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee

Ranucci minaccia querele contro chi sostiene che lui e Lavitola fossero d’accordo

Vicenda Ranucci-Lavitola, non si placano le polemiche.

Tra querele, aggiornamenti giudiziari e particolari ancora da chiarire (e anche un po’ misteriosi), la vicenda continua a interessare e dividere l’opinione pubblica, anche per le sue ricadute nel dibattito politico.

Nelle ultime ore, in particolare, l’attenzione si concentra su due fronti: la reazione del giornalista alle accuse circolate sui social e l’avanzamento dell’inchiesta con gli interrogatori delle persone arrestate come presunti esecutori materiali.

Attentato Ranucci, il giornalista in Vigilanza Rai
Sigfrido Ranucci

Ranucci all’attacco: querela per chi sostiene che l’attentato sia una messinscena

Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola come presunto mandante dell’attentato, sui social network e in alcuni ambienti della rete hanno continuato a circolare teorie secondo cui l’esplosione sarebbe stata organizzata dallo stesso Ranucci per ottenere visibilità o alimentare un clima di solidarietà.

Ecco allora che il conduttore di Report ha deciso di andare all’attacco, ovvero di reagire sul piano legale, annunciando querele nei confronti di chi sostiene o diffonde questa ricostruzione, definendola gravemente diffamatoria.

La scelta punta a contrastare una narrazione che, secondo il giornalista, non solo infanga la sua reputazione, ma rischia anche di delegittimare il lavoro degli investigatori, che stanno conducendo un’indagine articolata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Una presa di posizione spiegata dall’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita:

“In relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un ‘finto attentato’ e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità, Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri reati”.

L’attentato al conduttore di Report, cosa era accaduto

L’attentato risale all’ottobre dello scorso anno, quando un ordigno rudimentale, ma di notevole potenza esplose davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia, distruggendo la sua auto e danneggiando quella della figlia.

L’auto di Ranucci devastata dall’esplosione

Nessuno rimase ferito, ma gli inquirenti hanno sempre ritenuto che il potenziale offensivo dell’esplosivo fosse elevato, addirittura tale da poter uccidere.

L’altra novità di giornata: al via gli interrogatori degli arrestati

Sul fronte investigativo sono invece iniziati gli interrogatori delle quattro persone arrestate nei giorni scorsi con l’accusa di aver materialmente eseguito l’attentato.

Secondo l’ipotesi della Procura di Roma, gli indagati avrebbero ricevuto l’incarico di collocare l’ordigno sotto l’automobile del giornalista.

Parallelamente è stato interrogato anche Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante dell’azione.

Nei suoi confronti è contestato il reato di strage.

Durante l’interrogatorio Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee nelle quali ha negato ogni coinvolgimento, sostenendo di non essere in alcun modo coinvolto con quanto accaduto.

Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando il materiale sequestrato durante le perquisizioni effettuate nei confronti dell’imprenditore: sette manoscritti, appunti personali, tre telefoni cellulari e due chiavette USB, ritenuti potenzialmente utili per ricostruire il movente e i rapporti tra i soggetti coinvolti.

Il nodo del movente

L’aspetto che continua a rappresentare il principale punto interrogativo dell’inchiesta è il movente.

Perché?

Tra le teorie veicolate nei dibattuti televisivi e radiofonici (ne ha parlato fra gli altri Paolo Mieli) anche quella secondo cui Lavitola cullasse il sogno di riaffacciarsi nel mondo della politica con un nuovo partito, alla guida del quale voleva mettere proprio Ranucci. Il ricorso all’esplosivo in quest’ottica avrebbe solo aumentato il consenso attorno al conduttore.

L’elemento che rende la vicenda particolarmente singolare è il rapporto personale che legava Ranucci e Lavitola.

Lo stesso giornalista ha raccontato di aver considerato Lavitola un amico, con contatti frequenti e rapporti che andavano avanti da anni, circostanza che rende ancora più sorprendente, se confermata, l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura.

Gli inquirenti stanno cercando di capire se alla base dell’attentato possano esserci dissidi personali, questioni economiche o elementi collegati ad attività giornalistiche.

Al momento, tuttavia, la Procura non ha ancora indicato un movente definitivo e l’attività investigativa prosegue proprio per chiarire questo aspetto.

Dal punto di vista processuale, gli interrogatori degli arrestati potrebbero rappresentare uno snodo decisivo: eventuali ammissioni, chiamate in correità o conferme della ricostruzione investigativa potrebbero consolidare il quadro accusatorio oppure imporre una revisione dell’impianto dell’inchiesta.

Il mistero nel mistero, il collaboratore di Lavitola in Camerun

Resta infine da chiarire la posizione di Gomes Clesio Tavares, il collaboratore camerunense e factotum di Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il presunto intermediario tra il presunto mandante e il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno.

Tavares si trova attualmente in Camerun e, secondo quanto emerso, avrebbe fatto sapere di non avere intenzione di rientrare in Italia almeno nell’immediato.

La sua abitazione nell’hinterland di Napoli è stata perquisita dai carabinieri e la compagna è stata ascoltata come persona informata sui fatti.

Gli investigatori ritengono che il suo eventuale interrogatorio potrebbe rappresentare uno snodo importante per chiarire la catena dei contatti che avrebbe portato all’organizzazione dell’attentato.