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Crollo Morandi: dodici anni di reclusione all’ex ad di Aspi

I magistrati genovesi decidono trentadue condanne per il cedimento del viadotto autostradale

Crollo Morandi: dodici anni di reclusione all’ex ad di Aspi

Il verdetto di primo grado per il disastro del viadotto Polcevera è stato pronunciato oggi, giovedì 16 luglio 2026, presso il Tribunale di Genova. L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, è stato condannato a 12 anni di reclusione. La vicenda riguarda il crollo avvenuto il 14 agosto 2018, che ha causato la morte di 43 persone. I giudici del capoluogo ligure hanno stabilito complessivamente 32 condanne per quasi due secoli totali di reclusione, oltre a 25 assoluzioni o prescrizioni, escludendo l’aggravante legata alla sicurezza sul lavoro.

Le sanzioni penali per i vertici societari e pubblici

I magistrati hanno ritenuto colpevole l’ex dirigente di Aspi per i reati di crollo colposo e omicidio stradale, ritenendo assorbito l’omicidio colposo semplice. Per l’ex amministratore, alla guida della società dal 2005 al 2019 e attualmente detenuto nel carcere di Opera, la sanzione si aggiunge alla condanna definitiva a sei anni ricevuta nel 2025 per il sinistro del viadotto Acqualonga. La difesa dell’imputato ha basato la propria linea sull’impossibilità di verificare ogni singola ispezione in una struttura societaria complessa.

Le altre decisioni del collegio giudicante colpiscono i vertici della catena di controllo autostradale. Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, ha ricevuto una condanna a 11 anni di reclusione. L’ex direttore operativo Paolo Berti e l’ex amministratore delegato della controllata Spea, Antonino Galatà, hanno ricevuto una sanzione di 5 anni e sei mesi. Sul fronte della vigilanza pubblica, l’ex direttore del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Mauro Coletta, è stato condannato a 5 anni di reclusione.

La tesi accusatoria e il dibattito sulle manutenzioni

La tesi dei pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi ha convinto i giudici sull’esistenza di una condotta gestionale volta a massimizzare i profitti attraverso la riduzione dei costi di manutenzione. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il cedimento della pila 9 si sarebbe evitato eseguendo tempestivamente le opere di rinforzo pianificate. La difesa dei soggetti imputati ha invece insistito su un vizio costruttivo originario dei tiranti che avrebbe reso invisibile la corrosione interna della struttura, nonostante le raccomandazioni di verifiche continue espresse dal progettista Riccardo Morandi.

Le dichiarazioni delle parti dopo il verdetto

La lettura del dispositivo è avvenuta alla presenza della sindaca di Genova Silvia Salis, giunta a Palazzo di Giustizia per esprimere vicinanza ai parenti delle vittime. La portavoce del comitato dei familiari, Egle Possetti, ha dichiarato: “Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene”. Di segno opposto la posizione dei legali dell’ex amministratore delegato, con l’avvocato Carlo Alleva che ha definito il verdetto una “sentenza profondamente sbagliata”, annunciando il ricorso in appello.