La nomina di Günther Dissertori alla presidenza del Politecnico federale di Zurigo non rappresenta soltanto un importante riconoscimento personale. È la dimostrazione che il patrimonio umano italiano continua a distinguersi ai massimi livelli della ricerca internazionale quando opera in contesti capaci di investire con continuità su competenza, autonomia scientifica e meritocrazia. È una notizia che suscita orgoglio, ma soprattutto invita a riflettere sul futuro del nostro sistema universitario e della ricerca.
L’ETH Zurich è da anni uno degli istituti accademici più prestigiosi al mondo, punto di riferimento internazionale per la formazione scientifica, tecnologica e per l’innovazione. In questo contesto, la presenza di numerosi docenti e ricercatori italiani conferma la qualità della formazione e delle eccellenze scientifiche che il nostro Paese è ancora in grado di generare.
La vicenda di Dissertori ricorda come oggi la ricerca scientifica non possa più essere considerata un settore tra gli altri, ma una vera infrastruttura strategica dello sviluppo. Le grandi economie competono sempre meno soltanto attraverso la produzione di beni e sempre più attraverso la capacità di generare conoscenza, trasformarla in innovazione e trasferirla al sistema produttivo. Investire nella ricerca significa rafforzare la competitività del Paese, la sua autonomia scientifica e tecnologica e la capacità di affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dalla salute all’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica alla sicurezza.
Il merito non è un principio astratto, ma il metodo attraverso il quale una comunità valorizza le proprie competenze, trasforma la conoscenza in sviluppo e costruisce il proprio futuro. Meritocrazia Italia guarda con soddisfazione a questo riconoscimento internazionale. È la conferma che il talento italiano, quando inserito in sistemi capaci di valorizzare competenza, responsabilità e visione strategica, può raggiungere i vertici delle più importanti istituzioni accademiche mondiali. Proprio per questo il successo di Dissertori non deve essere interpretato soltanto come una brillante affermazione personale, ma come l’occasione per interrogarsi sul modello di sviluppo che l’Italia intende costruire nei prossimi decenni.
Una politica lungimirante della ricerca non deve limitarsi a contrastare la fuga dei cervelli, ma creare le condizioni affinché il nostro Paese torni ad attrarre ricercatori, studiosi e innovatori, favorendo il rientro delle eccellenze italiane e rendendo l’Italia un polo internazionale della conoscenza.
Resta da chiedersi, però, perché il nostro sistema universitario fatichi ancora a collocarsi stabilmente ai vertici delle classifiche internazionali e ad attrarre, trattenere e far rientrare competenze di pari livello. La risposta non può limitarsi a misure occasionali o incentivi fiscali per il rientro dei cervelli. Occorre costruire un ecosistema fondato sul merito, sulla qualità della ricerca, sulla libertà scientifica e sulla capacità di collegare università, impresa e innovazione.
Per questo Meritocrazia Italia chiede con forza un aumento dei fondi destinati alla ricerca, distribuendoli attraverso progetti competitivi, valutati secondo criteri trasparenti e internazionali, sul modello dei principali sistemi europei. Opportuno sarebbe anche:
– rafforzare il supporto universitario alla creazione di spin-off, affinché la ricerca possa generare innovazione, occupazione qualificata e percorsi professionali alternativi anche per chi non prosegue nella carriera accademica;
– creare condizioni più favorevoli a carriere congiunte tra Università, ricerca, impresa e istituzioni, permettendo ai giovani talenti di sviluppare percorsi paralleli e complementari nei rispettivi ambiti di competenza;
– favorire canali strutturati di scambio tra Università italiane e grandi istituzioni accademiche internazionali, così da rendere naturale la mobilità di ricercatori, docenti e professionisti verso il nostro Paese.
Il successo di Günther Dissertori non racconta la storia di un talento che lascia l’Italia, ma quella del talento italiano, capace di competere ai massimi livelli quando incontra sistemi che riconoscono il merito e investono con continuità nella ricerca. La vera sfida non è impedire ai nostri ricercatori di partire, ma creare le condizioni perché l’Italia diventi un luogo nel quale scegliere di studiare, fare ricerca, innovare e tornare rappresenti una prospettiva naturale.