1946. Anni di tragedie e di privazioni, emergenze quotidiane alle quali fare fronte, a partire dai bisogni più elementari, dal tetto sulla testa a qualcosa da sgranocchiare.
Su le maniche, per chi le ha.Una giornata intensa di lavoro, la conta dei cocci da rimettere insieme, mangiare, bere, dormire, un pensiero per chi non c’è più e per chi ancora non è tornato, e forse non lo farà mai.
Poi, piano piano, prima un minuto, poi due, poi mezz’ora, poi una serata, voglia di normalità.
Spesso di una normalità mai sperimentata prima.
La radio con i nuovi ritmi, il cinema e il teatro, lo sport e chi lo racconta.
Attorno ad un tavolo per dare corpo a sogni fragili, inutili e futuribili quanto indispensabili, perchè non riempiono la pancia ma vellicano i cuori.
Non è una casualità: nascono Tuttosport e l’Unione Stampa Sportiva Italiana,
proprio a Genova e su una nave, riparte lo scautismo, e se vengono riallacciate le maglie della rete ferroviaria devastata dal conflitto, i bambini cominciano a fantasticare con i trenini di Lima e Rivarossi, che rispettivamente a Vicenza e Como proprio da quell’anno sembrano invitare a giocare grandi e piccini.
proprio a Genova e su una nave, riparte lo scautismo, e se vengono riallacciate le maglie della rete ferroviaria devastata dal conflitto, i bambini cominciano a fantasticare con i trenini di Lima e Rivarossi, che rispettivamente a Vicenza e Como proprio da quell’anno sembrano invitare a giocare grandi e piccini.E, sì, ci si accorge che c’è fame di “altre cose”, oltre che fame vera, a volte fame nera.
C’è voglia di guardare le stelle, di salire per i monti, e c’è voglia di mare. Di guardarlo, percorrerlo, osservarlo, rispettarlo, difenderlo, quando per anni era stato solo un’alternativa liquida ai campi di battaglia.
E un po’ per paradosso, un po’ per necessità, da una casamatta costruita per fare male al mare e a chi lo solca, un bel giorno, un gruppo di quattro signori scelse un angolo di Quarto, ad un’insenatura di distanza dallo scoglio ancor oggi visibile da cui partirono i Mille di Giuseppe Garibaldi, per insediarvi la prima base di un circolo che, invece, si propose di trattare il mare come una creatura viva e vitale, da studiare, capire e amare, e non certo da bombardare.
Dal bunker, ormai svuotato dei suoi contenuti di morte, allo scalo, e da lì ai locali dell’ex stabilimento “Grandi Terme”, ai moli, alle terrazze, alle spiaggette, con le vele al centro, soprattutto il Dinghy e lo Snipe, due derive di progettazione inglese, che portarono il circolo alla ribalta nazionale, con vittorie di prestigio.
Prestigio, come quello dei frequentatori abituali del Club, che vide sotto gli ombrelloni Gilberto Govi rileggere i suoi copioni mentre “si prendeva i suoi raggi”, Eugenio Montale trovare ispirazioni da Premio Nobel, Francesco Messina confrontarsi col mare per le sue sculture, Astor Norrish guidare il sodalizio con l’aplomb britannico che lo contraddistingueva.
E, sullo sfondo, la figura di Gianni Foroni, autentico deus ex machina del Dinghy Snipe Club, instancabile propulsore del circolo al punto da crearvi, da precursore, uno dei primi acquari di Genova.
Oggi il Dinghy Snipe Club è una realtà moderna e attuale, esattamente come il mare che invita ad apprezzare: la vela, la pesca sportiva, la subacquea, ma anche serate letterarie e culturali, attività di conoscenza dei nostri (e altrui) fondali marini, sport da tavolo, e la possibilità di gustare un piatto protesi sui tramonti del Mar Ligure.
Sotto la guida dell’attuale consiglio, presieduto da Paolo Cresta, il circolo festeggia i suoi primi ottant’anni, non casualmente, nel giorno di San Giovanni Battista, patrono di Genova, con una kermesse fatta di gastronomia e musica.
In Via Gerolamo Gaslini 16 (sino a poco tempo fa Via V Maggio, 14).
Una storia genovese che continua.
(si ringrazia Giuseppe Viscardi)