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Dal 2 agosto 2026 in vigore l’AI Act dell’Unione Europea: le nuove regole sull’intelligenza artificiale

Il cuore del regolamento che disciplina lo sviluppo e uso responsabile dell'IA riguarda l'obbligo di trasparenza, cioè sapere in modo chiaro se ciò che si ha davanti è fatto da una persona o generato artificialmente

Dal 2 agosto 2026 in vigore l’AI Act dell’Unione Europea: le nuove regole sull’intelligenza artificiale

Da quando l’intelligenza artificiale è entrata in pianta stabile nella nostra quotidianità, consentendo di facilitare e agevolare pratiche digitali di tutti i giorni, purtroppo abbiamo parallelamente assistito anche a un suo utilizzo sregolato, spesso ai limiti dell’abuso.

Per questo motivo, al fine di limitare eventuali gravi conseguenze da parte di chi adopera l’IA, l’Unione Europea ha approvato, nel marzo 2024, il cosiddetto “AI Act“, cioè un regolamento che disciplina lo sviluppo e l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.

Dal 2024 a oggi, di questa normativa sono già entrate in vigore alcune punti, come il divieto di sistemi a rischio inaccettabile (esempio quelli per la sorveglianza di massa) o le regole su governance, controlli e sanzioni. Ma dal prossimo 2 agosto 2026 sarà operativa la parte più consistente dell’AI Act e che riguarderà una platea di soggetti molto più ampia.

Obbligo di trasparenza per gli utenti

Il centro del regolamento riguarda l’obbligo di trasparenza (articolo 50) per chi usa l’intelligenza artificiale. Ciascuno deve avere il diritto di sapere in modo chiaro se ciò con cui interagisce, legge o guarda è stato fatto da una persona o è stato generato da un’IA.

Anche le aziende che lanciano sul mercato sistemi pensati per interagire con le persone (cioè chatbot, assistenti virtuali o vocali) devono progettarli in modo tale che l’utente capisca subito, senza ambiguità, di avere a che fare con una macchina. La natura artificiale dell’interazione con servizi di assistenza automatizzati o agenti per le prenotazioni deve essere resa esplicita. Ecco perché le imprese dovranno rivedere l’interfaccia di schermate, messaggi vocali o percorsi clienti, adeguandosi alla nuova normativa.

Lo stesso principio viene applicato anche a tutti quei sistemi IA che producono testi, immagini, audio e video. Qualsiasi contenuto di questo tipo deve essere marcato in formato leggibile e riconoscibile come artificiale o manipolato. Chi sviluppa o integra questi strumenti deve verificare quali marcature sono disponibili e quanto resistono a modifiche successive. La norma Digital Omnibus, in questo senso, consente ai sistemi di adeguarsi fino al 2 dicembre 2026.

Abbattere il problema dei deepfake

Chiunque invece utilizza sistemi che creano o alterano immagini, audio o video deepfake deve obbligatoriamente dichiarare che il contenuto è generato o modificato artificialmente (ad eccezione di opere artistiche, satiriche o creative). Per quanto riguarda i testi fatti con l’IA, infine, deve essere dichiarato l’uso dell’intelligenza artificiale solo se il contenuto non sia passato da un controllo umano o editoriale con qualcuno che se ne assuma la responsabilità.

Ultima novità è relativa a chi adopera sistemi di riconoscimento di emozioni o di categorizzazione biometrica, per esempio a fini di marketing. Tutte le persone esposte a questi strumenti devono essere informate adeguatamente sul loro funzionamento, mentre il trattamento dei dati personali deve rispettare le regole europee sulla privacy.

Sanzioni

Chiunque violasse questi obblighi dell’AI Act rischia di incorrere in sanzioni pesanti. Per quanto riguarda le imprese, si rischia fino 15 milioni di euro di multa o il 3% del fatturato annuo mondiale (a seconda di quale importo sia più alto), con soglie ridotte per le PMI.