Il tema della gestione pubblica dell’acqua torna al centro del dibattito con la richiesta di un nuovo referendum. Il confronto prende le mosse dalla consultazione del 12 e 13 giugno 2011, quando gli elettori furono chiamati a esprimersi su due quesiti riguardanti il servizio idrico e la composizione delle tariffe.
I quesiti del 2011
Il primo quesito proponeva di abrogare le norme che favorivano l’affidamento dei servizi pubblici locali, compreso quello idrico, a società private o miste. Il voto favorevole avrebbe cancellato quelle disposizioni: il Sì raggiunse il 95,35% dei consensi.
Il secondo quesito riguardava invece la remunerazione del capitale investito, fissata al 7 per cento e inserita nella tariffa dell’acqua. Anche in questo caso prevalse nettamente il Sì, con il 95,80% dei voti. L’affluenza complessiva fu di circa il 54,8%.
Le forme di affidamento
Secondo la ricostruzione proposta, l’esito della consultazione impedì la privatizzazione obbligata della gestione e il riconoscimento di un profitto garantito nelle tariffe. Non venne però introdotta un’unica modalità di amministrazione del servizio: gli enti continuarono a poter scegliere, nel rispetto delle norme nazionali ed europee, tra diverse formule.
Tra queste rientra la società pubblica in house, con capitale interamente pubblico e un controllo dell’ente analogo a quello esercitato sui propri uffici. È inoltre possibile ricorrere a una società mista, con capitale pubblico e privato e selezione del socio privato attraverso una gara, oppure a una società privata individuata tramite procedura pubblica.
Nel quadro delineato rientrano anche gli interventi della Corte costituzionale, chiamata in causa sia nella fase di ammissione dei quesiti sia successivamente, quando ampliò lo spazio per la gestione pubblica in house. Si tratta dell’affidamento diretto del servizio a una società pubblica controllata dagli enti locali: sul piano giuridico, tale società viene considerata una struttura interna agli enti soci, pur conservando personalità giuridica.
Il nodo resta quello dell’equilibrio tra la natura essenziale della risorsa e la sostenibilità economica del servizio. La tariffa pagata dai cittadini deve infatti coprire i costi efficienti della gestione. È su questo rapporto tra tutela dell’acqua, organizzazione del servizio e meccanismi tariffari che si concentra la richiesta di riaprire il confronto referendario.