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Un italiano fra le 235 vittime del terremoto in Venezuela: oltre 50mila i dispersi

Mentre si scava anche a mani nude nella disperazione la Farnesina verifica le segnalazioni: "Ci sono italiani di cui non abbiamo notizie"

Un italiano fra le 235 vittime del terremoto in Venezuela: oltre 50mila i dispersi

Il Venezuela è stato colpito nella serata di mercoledì 24 giugno 2026, poco dopo le 18:04 ora locale, da un violento doppio terremoto che ha devastato il nord del Paese. In Italia era già la notte di giovedì 25 giugno, intorno alle 00:04.

Le due scosse principali si sono susseguite a distanza di appena 39 secondi: la prima, stimata tra magnitudo 7.1 e 7.2 secondo le diverse rilevazioni, è stata seguita quasi subito da un secondo sisma di magnitudo 7.5. L’effetto combinato ha provocato crolli, danni estesi e panico in diverse città, da Caracas alla fascia costiera di La Guaira.

Il bilancio, aggiornato a venerdì 26 giugno 2026, parla di almeno 235 morti e oltre 4.300 feriti.

Vittime del terremoto in Venezuela

Migliaia di persone risultano ancora senza notizie, mentre alcune piattaforme online raccolgono quasi 50mila segnalazioni di persone non rintracciate. Un numero enorme, ma da trattare con prudenza: non tutti i casi corrispondono necessariamente a dispersi sotto le macerie, perché molte aree sono isolate e le comunicazioni restano difficili.

Un italo-venezuelano tra le vittime

Fra le vittime accertate c’è anche un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas e in possesso della cittadinanza italiana. L’uomo sarebbe morto nel crollo di un edificio nella regione di La Guaira, una delle zone più colpite dal sisma.

La Farnesina, attraverso l’Unità di Crisi, sta lavorando con l’ambasciata e con il consolato generale a Caracas per verificare la posizione di altri connazionali. La comunità italiana in Venezuela è numerosa e radicata, e nelle ultime ore sono arrivate molte richieste di controllo da parte di familiari che non riescono a mettersi in contatto con parenti e amici.

Il capo dell’Unità di Crisi, Nicola Minasi, ha spiegato che sono arrivate “molte segnalazioni di persone che non rispondono”. Si tratta di verifiche ancora in corso, rese più complicate da blackout, linee telefoniche interrotte e sfollamenti improvvisi.

La Guaira, il fronte più duro dell’emergenza

La situazione più grave resta quella di La Guaira, sulla costa caraibica a nord di Caracas. Qui diversi edifici sono crollati o risultano gravemente lesionati. Interi nuclei familiari hanno trascorso la notte all’aperto, mentre residenti e soccorritori hanno iniziato a scavare tra le macerie con ogni mezzo disponibile.

Le autorità venezuelane hanno dichiarato lo stato di emergenza e indicato La Guaira come una delle aree prioritarie per i soccorsi. Il danneggiamento dello scalo principale che serve Caracas complica però l’arrivo di aiuti, squadre specializzate e attrezzature pesanti.

La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha parlato di una “vera tragedia” e ha chiesto il massimo sforzo per salvare le persone ancora vive sotto gli edifici collassati.

Delcy Rodriguez

La corsa contro il tempo

Le ore successive al sisma sono decisive. In molte zone, prima dell’arrivo dei mezzi pesanti, sono stati gli abitanti a cercare superstiti con pale, secchi, torce e mani nude. Fra le macerie sono stati recuperati feriti coperti di polvere, bambini, anziani e persone rimaste intrappolate per ore.

Accanto alle storie di salvataggio, continuano però ad arrivare notizie di corpi recuperati e famiglie ancora senza risposte. I soccorritori lavorano in condizioni difficili: strade interrotte, edifici instabili, repliche sismiche, carenza di mezzi e ospedali sotto pressione.

Il nodo dei dispersi

Il dato sui dispersi è il più incerto e il più delicato. Gli elenchi online parlano di decine di migliaia di persone segnalate come non rintracciabili. È un numero che fotografa l’angoscia del Paese, ma che non può ancora essere letto come un bilancio definitivo.

Molte persone potrebbero essere vive ma impossibilitate a comunicare. Altre potrebbero essersi spostate in rifugi, ospedali o case di parenti. Resta però il fatto che migliaia di famiglie, a due giorni dal terremoto, non sanno ancora dove siano i propri cari.

Diversi Paesi hanno offerto assistenza al Venezuela, tra squadre di ricerca, personale medico, materiali di emergenza e generi di prima necessità. La logistica resta però complessa, soprattutto per i danni alle infrastrutture e per la difficoltà di raggiungere alcune aree colpite.