Internazionale

Medio Oriente, notte di altissima tensione: Usa e Iran intensificano gli attacchi, cresce il rischio di un conflitto regionale

Teheran e Pasradan rivendicano l'esplosione di quattro petroliere nello stretto di Hormuz ma Washington smentisce

Medio Oriente, notte di altissima tensione: Usa e Iran intensificano gli attacchi, cresce il rischio di un conflitto regionale

Sono state ore di altissima tensione in Medio Oriente, mentre in Italia era notte.

Il confronto militare tra Stati Uniti e Iran ha conosciuto una nuova e pericolosa escalation, con attacchi incrociati, rivendicazioni da entrambe le parti e una situazione sempre più critica nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio.

L’attacco Usa, la nota del Comando centrale degli Stati Uniti

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), le forze americane hanno concluso la settima notte consecutiva di operazioni militari contro obiettivi in Iran.

In una comunicazione diffusa sui social, il Centcom ha affermato di aver colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armamenti e risorse navali, impiegando aerei da combattimento, droni, navi da guerra e altri assetti militari.

Il comando ha inoltre ricordato che oltre 50 mila militari statunitensi sono attualmente dispiegati in Medio Oriente e restano “vigili, letali e pronti all’azione”.

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La risposta iraniana

La risposta iraniana non si è fatta attendere.

Nel corso della notte, i Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione islamica, hanno annunciato una serie di operazioni contro obiettivi militari statunitensi nella regione.

Secondo una nota diffusa dall’agenzia ufficiale Irna, le Guardie rivoluzionarie affermano di aver colpito obiettivi militari e tecnologici americani in Bahrein, di aver fermato quattro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz e di aver dichiarato la strategica via d’acqua “completamente chiusa”.

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Nello stesso comunicato, i Pasdaran sostengono che tutti i Paesi della regione che ospitano basi militari statunitensi debbano essere considerati “partner” delle operazioni americane.

Il “bollettino” degli attacchi

Sempre secondo fonti iraniane, un raid con droni avrebbe colpito la base americana di Arifjan, in Kuwait.

I Pasdaran rivendicano l’uccisione di soldati statunitensi, una circostanza che, al momento, non risulta confermata da fonti indipendenti né dalle autorità americane.

L’esercito iraniano ha inoltre dichiarato di aver lanciato un attacco missilistico contro la base di Sheikh Isa, in Bahrein, sostenendo di aver colpito un deposito di carburante e l’area di stazionamento dei jet statunitensi.

Le autorità locali hanno confermato nuovi raid in Kuwait e Bahrein, senza fornire per ora un bilancio dettagliato dei danni o di eventuali vittime.

Stretto di Hormuz, situazione ad alta tensione

Particolarmente delicata appare anche la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio.

L’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim riferisce che due petroliere hanno preso fuoco dopo alcune esplosioni mentre cercavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello stretto.

Secondo Tasnim, la Marina dei Pasdaran avrebbe definito l’area “estremamente pericolosa” e “completamente chiusa” a causa delle operazioni militari in corso.

La notizia è stata rilanciata anche da Al Jazeera, ma non ha ancora trovato conferme indipendenti.

Anzi, le fonti Usa hanno smentito categoricamente l’attacco alle due petroliere.

Tra annunci e smentite, un quadro ingarbugliato

L’intensificarsi degli scontri e l’estensione degli attacchi a più Paesi del Golfo alimentano il timore di un ulteriore allargamento del conflitto, con possibili ripercussioni non solo sul piano militare ma anche sull’economia globale, a partire dai mercati energetici e dalla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.

Al momento, molte delle informazioni diffuse durante la notte provengono dalle parti direttamente coinvolte nel conflitto e non risultano ancora verificabili in modo indipendente. La situazione resta in rapida evoluzione e nelle prossime ore sono attese eventuali conferme o smentite da parte delle autorità statunitensi, dei governi della regione e di osservatori internazionali.