La chiesa parrocchiale di San Felice a Segrate non è stata sufficiente per contenere l’affetto e l’amore dei fedeli nei confronti di don Felice Terreni, sacerdote scomparso domenica a 77 anni. Centinaia di persone provenienti da Segrate, da Seggiano e dalle altre parrocchie dove ha prestato servizio (Milano, Cesano Boscone e Siziano) hanno voluto essere presenti per dare l’ultimo saluto al presbitero.
In centinaia per l’ultimo saluto
Oggi, martedì 7 luglio 2026, è stato celebrato il funerale di don Felice, sacerdote venuto a mancare domenica 5 luglio dopo aver accusato un malore durante la funzione eucaristica del venerdì. Una morte arrivata all’improvviso che ha lasciato senza parole e attoniti i fedeli delle sue comunità, parrocchiani che erano rimasti profondamente legati a quel sacerdote così sui generis. Un prete Felice, di nome e di fatto, come amava definirsi, un uomo che non ha mai disdegnato la compagnia, il buon cibo e la preghiera, che passava non solo dalle funzioni “canoniche”, ma anche dall’ascolto e dal coinvolgimento nella vita quotidiana delle persone.
Le stesse che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta. A sottolineare il legame con le città in cui ha portato avanti il suo ministero, la presenza dei gonfaloni di Pioltello e Segrate, con il sindaco segratese Francesco Di Chio e il vicesindaco di Piotello Saimon Gaiotto presenti con indosso la fascia tricolore.
Il testamento spirituale di don Felice
Tantissimi i sacerdoti che hanno voluto accompagnarlo nell’incontro con il Padre, a cominciare dagli attuali parrochi di Pioltello, Seggiano e Limito don Giacomo Roncari e don Alberto Galimberti. Ma con loro erano presenti anche i compagni di Messa di don Felice e coloro che hanno condiviso con lui il ministero. In rappresentanza dell’arcivescovo Mario Delpini, che non è potuto essere presente, il vicario episcopale don Antonio Novazzi, che ha celebrato la funzione e ha letto una lettera del monsignore.
Ma è stato lo stesso don Felice che ha voluto lasciare un ultimo messaggio al suo popolo, come era solito fare attraverso i video che condivideva quotidianamente tramite Whatsapp dal tempo della pandemia, piccole riflessioni e momenti di preghiera cui non ha rinunciato sino al suo ultimo giorno in questa terra.
Ringrazio il Signore di avermi chiamato a essere presbitero – ha scritto nel suo testamento spirituale – Ho cercato di essere un cristiano. Non so se ci sono riuscito, il giudizio è in mano al Signore.
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