Scuola, oltre 1.200 iscritti in meno in quattro anni

La contrazione riguarda soprattutto l’infanzia e i territori montani, con ricadute su servizi e programmazione.

La popolazione scolastica della provincia di Rieti è destinata a diminuire ancora nei prossimi anni. Secondo le stime diffuse dalla stampa e richiamate dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nell’anno scolastico 2026/2027 gli studenti iscritti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, saranno circa 17.400. L’anno precedente erano 17.900, mentre nel 2022/2023 raggiungevano quota 18.644.

Il calo supera quindi 1.200 studenti in quattro anni e interessa in modo particolare la scuola dell’infanzia e le zone meno densamente popolate. Tra le aree indicate figurano il Cicolano e la Valle del Turano, territori nei quali la riduzione degli iscritti può avere conseguenze più ampie rispetto al solo dato statistico. La contrazione incide infatti sulla programmazione della rete, sulla sostenibilità dei servizi e sugli equilibri demografici ed economici delle comunità locali.

Gli effetti sulla rete scolastica

Il quadro della provincia reatina si inserisce nella più ampia diminuzione delle nascite che interessa il Paese. Il calo demografico attraversa progressivamente tutti i segmenti del sistema scolastico e rende necessaria una pianificazione pluriennale. L’obiettivo, secondo il Coordinamento, dovrebbe essere quello di anticipare gli effetti della riduzione della popolazione studentesca, evitando che il dimensionamento venga affrontato soltanto con interventi successivi di razionalizzazione amministrativa.

La normativa sull’organizzazione della rete scolastica, anche dopo la riforma introdotta dall’articolo 1, comma 557, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 e le successive modifiche, collega il dimensionamento a criteri quantitativi e alla programmazione regionale. L’applicazione delle regole deve però tenere conto delle caratteristiche territoriali, demografiche e infrastrutturali delle singole realtà. Nelle aree montane e interne, la riduzione dei presidi può comportare maggiore mobilità quotidiana degli studenti, un incremento delle necessità di trasporto e una concentrazione dei servizi nei centri più grandi.

Per il prossimo anno scolastico, il Coordinamento valuta positivamente l’assenza di ulteriori accorpamenti di dirigenze e segreterie nella provincia di Rieti. Viene inoltre segnalato il mantenimento della prima classe della scuola secondaria di secondo grado a Borgorose. Queste decisioni, secondo l’organizzazione, non eliminano tuttavia la necessità di una strategia capace di intervenire prima che la diminuzione degli iscritti renda inevitabile la revisione degli assetti scolastici.

La scuola come presidio dei territori

La contrazione degli studenti potrebbe essere accompagnata da un rafforzamento della qualità dell’offerta, invece di tradursi automaticamente in una riduzione delle risorse. Classi più sostenibili, stabilità degli organici, laboratori, servizi adeguati e un ampliamento delle attività formative sono indicati come possibili strumenti per sostenere le comunità con maggiore fragilità demografica.

In questo contesto viene richiamata anche l’inaugurazione dell’anno scolastico, prevista il 21 settembre all’Istituto Omnicomprensivo Sergio Marchionne di Amatrice, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A dieci anni dal sisma del 2016, il Coordinamento sottolinea che la ricostruzione non riguarda soltanto gli edifici e le infrastrutture, ma anche la continuità dei servizi pubblici e la possibilità per le famiglie di restare nei territori colpiti.

La situazione reatina pone così una questione destinata a riguardare un numero crescente di province italiane: governare la diminuzione degli studenti senza trasformarla in una riduzione delle opportunità formative e della presenza dello Stato. Per il Coordinamento, la demografia scolastica dovrebbe diventare uno strumento di programmazione preventiva, soprattutto nelle aree in cui la scuola rappresenta un presidio essenziale di stabilità sociale ed economica.