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Scuola, arriva l’assicurazione sanitaria integrativa per prof e personale Ata: cosa cambia

Firmato alla fine del 2025 il nuovo CCNL: adesione volontaria, copertura anche per supplenti e avvio dopo gara pubblica

Scuola, arriva l’assicurazione sanitaria integrativa per prof e personale Ata: cosa cambia

Arriva una novità storica per il mondo dell’istruzione: è stato firmato il Contratto collettivo nazionale integrativo (CCNI) che introduce, per la prima volta, una copertura sanitaria integrativa per il personale scolastico.

L’accordo mette sul tavolo 320 milioni di euro complessivi e garantisce l’accesso a prestazioni sanitarie gratuite sia ai dipendenti di ruolo sia a una parte significativa dei lavoratori precari.

Scuola, arriva l’assicurazione sanitaria integrativa per prof e personale Ata

Fino ad oggi, docenti e personale ATA potevano contare esclusivamente sulla tutela Inail, limitata ai casi di infortunio sul lavoro, malattie professionali o incidenti nel tragitto casa-scuola. Mancava del tutto una protezione per le spese sanitarie ordinarie o integrative. Con il nuovo CCNI, questa lacuna viene finalmente colmata grazie a una polizza sanitaria supplementare finanziata dallo Stato.

Scuola, arriva l’assicurazione sanitaria integrativa per prof e personale Ata: cosa cambia
Scuola, docente

La base normativa dell’intervento è il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, successivamente convertito in legge, che prevede uno stanziamento medio di circa 65 milioni di euro l’anno per il periodo 2026-2029, poi rafforzato da ulteriori risorse.

La firma dell’accordo e il via libera degli organi di controllo

La sottoscrizione definitiva del CCNI è avvenuta il 29 dicembre 2025, quando il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le Organizzazioni sindacali hanno formalizzato l’intesa che disciplina criteri, modalità di accesso e funzionamento dell’assistenza sanitaria integrativa.

L’accordo tiene conto delle osservazioni avanzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e dalla Funzione Pubblica, che avevano chiesto una revisione puntuale dell’articolo 4, relativo alle modalità di adesione alla polizza. Il testo finale distingue in modo netto tra personale a tempo indeterminato e personale precario, superando le criticità emerse nella prima versione.

Chi ha diritto alla copertura sanitaria

Uno degli aspetti centrali del contratto riguarda l’individuazione dei beneficiari. L’articolo 3 del CCNI chiarisce che la misura non è riservata esclusivamente ai dipendenti di ruolo, ma si estende anche a una parte rilevante del personale a tempo determinato.

Hanno diritto all’assistenza sanitaria integrativa:

  • il personale docente, educativo e ATA assunto a tempo indeterminato;

  • il personale con contratto a tempo determinato annuale, con scadenza al 31 agosto;

  • il personale con contratto a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche, con scadenza al 30 giugno.

Restano invece esclusi i supplenti brevi e saltuari, poiché l’accesso alla polizza è legato a incarichi che coprono l’intero anno scolastico o la durata completa delle attività didattiche.

Modalità di adesione: cosa cambia tra ruolo e precari

L’adesione alla polizza non è automatica. Sebbene la copertura sia prevista dal contratto, il lavoratore deve comunque esprimere formalmente la propria volontà di aderire. Questo punto è stato chiarito proprio su richiesta del MEF.

Le modalità variano in base alla tipologia di contratto. Per il personale di ruolo, l’adesione avviene una sola volta ed è valida per tutto il quadriennio di riferimento, a condizione che vi sia continuità di servizio. La copertura si interrompe solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Per il personale precario con contratto al 30 giugno o 31 agosto, invece, l’adesione è strettamente legata alla durata del singolo incarico. Ogni nuovo contratto a tempo determinato richiederà quindi una nuova conferma dell’adesione attraverso l’apposita procedura.

Risorse economiche e tempi di avvio del servizio

Il finanziamento complessivo del piano ammonta a 320 milioni di euro per il quadriennio 2026-2029. Ai 65 milioni annui inizialmente previsti si aggiungono ulteriori 15 milioni di euro all’anno, portando il budget totale a 80 milioni di euro annui.

Dal punto di vista operativo, la copertura sanitaria non partirà automaticamente dal 1° gennaio 2026. Il Ministero ha spiegato che l’attivazione effettiva avverrà solo dopo l’assegnazione della gara europea per la gestione del servizio, che sarà avviata a breve. L’entrata in funzione della polizza è attesa indicativamente tra gennaio e febbraio, con una durata che si estenderà fino al 2030 per coprire l’intero periodo previsto dal contratto.

È inoltre prevista la realizzazione di una piattaforma digitale dedicata, che servirà sia per raccogliere le adesioni sia per la gestione delle richieste di rimborso. Il Ministero si è impegnato a fornire note esplicative e FAQ per facilitare l’accesso alle prestazioni.

Le reazioni dei sindacati: soddisfazione e timori

Accoglienza positiva da parte di Anief. Il presidente Marcello Pacifico ha commentato:

“Finalmente anche il personale scolastico ottiene una tutela sanitaria dedicata”. Secondo Pacifico si tratta di “un primo, importante riconoscimento del valore del lavoro svolto quotidianamente nelle scuole”, aggiungendo che il sindacato continuerà a vigilare sull’attuazione dell’accordo per rafforzare e ampliare le tutele.

Allo stesso tempo, Anief ha espresso forte preoccupazione per i ritardi procedurali, sottolineando che il bando per l’attivazione della polizza non risulta ancora pubblicato e che non vi è certezza sull’effettiva decorrenza dal 1° gennaio. Un eventuale slittamento, avverte il sindacato, potrebbe creare “un inaccettabile vuoto di tutela per il personale scolastico”.

Chi ha firmato e chi no: la posizione della Cgil

Il CCNI è stato sottoscritto da Cisl, Snals, Anief e Gilda. La Cgil, invece, ha scelto di non firmare l’accordo, confermando tutte le criticità già sollevate durante la trattativa.

Secondo il sindacato, le risorse stanziate risultano insufficienti rispetto a una platea di circa 1,2 milioni di lavoratori, con il rischio di non garantire una copertura sanitaria realmente efficace. Viene inoltre denunciata la mancanza di chiarezza sulle prestazioni effettivamente erogate, che potrebbero rivelarsi molto limitate, e il carattere temporaneo del finanziamento, circoscritto a quattro anni senza garanzie di continuità.

La Cgil critica anche l’origine delle risorse, che deriverebbero in larga parte da tagli a fondi già destinati alle scuole, come quelli per il funzionamento didattico e amministrativo o per le commissioni d’esame. A ciò si aggiunge, secondo il sindacato, il fatto che “i contenuti dell’accordo – dalle finalità alle modalità di impiego delle risorse – sono stati definiti di fatto in modo unilaterale dall’Amministrazione senza alcuno spazio negoziale”.