Gli studenti dell’Itis Nullo Baldini di Ravenna hanno occupato l’istituto per contestare le condizioni della struttura, le politiche scolastiche e le scelte del governo. In una nota, gli organizzatori spiegano di voler utilizzare la mobilitazione anche per intervenire direttamente sui problemi dell’edificio, limitatamente ai lavori che possono essere realizzati dagli stessi ragazzi.
Secondo quanto riferito dagli studenti, l’occupazione rappresenta sia un’occasione per rafforzare la comunità scolastica sia uno strumento per richiamare l’attenzione sulle carenze dell’istituto. I ragazzi sostengono che alcuni interventi materialmente risolvibili saranno effettuati nel giro di pochi giorni, pur sottolineando che la manutenzione dovrebbe essere competenza dell’Ufficio Scolastico Provinciale.
Le ragioni della protesta
La piattaforma degli occupanti è articolata in tre punti. Il primo riguarda la contrarietà alla riforma degli istituti tecnici, che a loro giudizio renderebbe gli studenti più esposti alla precarietà e li spingerebbe verso una condizione di rassegnazione e isolamento. Il secondo punto è rivolto alle manovre del governo, considerate insufficienti ad affrontare i problemi concreti vissuti dalla popolazione e accusate di nascondere, secondo gli studenti, intenzioni antipopolari.
Il terzo tema è l’opposizione all’economia di guerra, indicata nella nota come una delle cause dell’aumento del costo della vita. Gli studenti citano il prezzo del gasolio arrivato a 2,20 euro, l’incremento dei prezzi al bar e il costo crescente di tecnologia e prodotti elettronici. A loro avviso, l’aumento delle spese militari sottrarrebbe risorse a istruzione, sanità e servizi pubblici, in un contesto nel quale molte famiglie arrivano con difficoltà alla fine del mese.
Le condizioni dell’edificio
Nel documento vengono elencati numerosi problemi infrastrutturali che, secondo gli occupanti, non sarebbero stati affrontati dall’Ufficio Scolastico Provinciale, ritenuti una priorità secondaria rispetto ad altre esigenze della provincia. Tra le criticità indicate figurano buchi nelle porte dei bagni, chiavistelli mancanti, muffe, infiltrazioni d’acqua vicino agli strumenti elettronici, cavi esposti e controsoffitti appesantiti dalla polvere.
La lista comprende inoltre soffitti e tetti danneggiati, intonaco che si stacca da altezze elevate, colonne portanti crepate, finestre e vasistas rotti, tapparelle bloccate o spezzate, termosifoni deteriorati e laboratori descritti come malmessi o potenzialmente pericolosi. Gli studenti segnalano anche gabbie di Faraday danneggiate, sistemi di sicurezza datati e privi di controlli regolari.
La nota denuncia infine una gestione inadeguata delle temperature interne: il riscaldamento, secondo gli studenti, verrebbe acceso troppo tardi o risulterebbe guasto, mentre non sarebbe presente alcun sistema di raffreddamento. Alcune classi vengono definite vere e proprie serre durante i periodi caldi. Il ritiro dei telefoni, aggiungono gli occupanti, avrebbe reso più difficile documentare le condizioni della scuola.
Gli studenti collegano quindi l’occupazione a due obiettivi: intervenire sui problemi che possono essere risolti direttamente e dimostrare, attraverso la mobilitazione, l’efficacia dell’azione collettiva. Nella loro comunicazione citano anche le proteste in corso in Francia e Spagna e l’adesione ad altre occupazioni avviate in istituti italiani.