Umbria

Umbria, più fondi sanitari ma calano i medici di famiglia

La dotazione per residente supera il valore italiano, mentre il ricambio generazionale resta una criticità.

Nel 2025 l’Umbria ha ricevuto 2.263 euro di finanziamento sanitario indistinto per abitante, contro una media nazionale di 2.218 euro. La quota regionale supera quindi di 45 euro quella italiana e cresce di 31 euro rispetto al 2024, quando si era attestata a 2.232 euro. Il dato è contenuto nel nono Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, presentato il 7 ottobre.

La disponibilità di risorse pro capite superiore alla media non equivale, tuttavia, a una valutazione complessiva della qualità dell’assistenza. Il finanziamento considerato tiene conto anche della composizione per età della popolazione e riguarda la quota indistinta del Fondo sanitario nazionale destinata ai livelli essenziali di assistenza, prima degli effetti della mobilità sanitaria.

Personale sopra la media, medicina generale in calo

Sul fronte degli organici, gli ultimi dati riportati dal rapporto e riferiti al 2024 indicano in Umbria la presenza di 14,2 dipendenti del servizio sanitario ogni mille abitanti, a fronte dei 12,1 della media nazionale. Anche il numero di medici dipendenti e infermieri risulta più elevato rispetto al dato italiano: rispettivamente 2,33 contro 1,84 medici ogni mille residenti e 5,86 contro 4,75 infermieri.

Il quadro cambia quando si guarda alla medicina generale. Tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia umbri sono diminuiti del 17,6%, una contrazione più ampia di quella registrata a livello nazionale, pari al 14,1%. Al primo gennaio 2025 ogni professionista aveva in carico mediamente 1.223 assistiti, meno dei 1.383 della media italiana. Applicando il parametro di un medico ogni 1.200 pazienti, Gimbe stimava una carenza di 12 professionisti nella regione.

Il nodo del ricambio generazionale

Il valore medio regionale non restituisce necessariamente la situazione di ogni territorio. La distribuzione dei professionisti e le sostituzioni necessarie dopo i pensionamenti possono infatti creare difficoltà locali anche quando il rapporto complessivo tra medici e assistiti appare meno critico rispetto al resto d’Italia.

Le prospettive indicate dal rapporto confermano la rilevanza del problema: secondo le stime di Gimbe, entro il 2028 saranno 116 i medici di famiglia umbri destinati a raggiungere i 70 anni. Il ricambio generazionale rappresenta quindi uno dei principali elementi da monitorare per garantire la continuità dell’assistenza di base nei diversi territori della regione.

Tra gli indicatori considerati compare anche un dato favorevole relativo alla salute della popolazione. Nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita in Umbria è stata di 84,1 anni, contro gli 83,7 anni della media italiana. Si tratta però di un indicatore generale delle condizioni di salute e non misura direttamente la possibilità per i cittadini di ottenere visite, esami e cure nei tempi necessari.