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Tumori della pelle invisibili: il test con l’intelligenza artificiale

Uno studio su pazienti anziani valuta immagini ad alta precisione, ma non dimostra ancora vantaggi per chi si sottopone all’esame.

Durante una visita dermatologica, l’identificazione di una lesione si basa soprattutto sull’osservazione diretta. Tuttavia, alcuni tumori possono iniziare a svilupparsi in aree che all’apparenza sembrano sane. Un nuovo studio ha valutato se una tecnica di imaging molto dettagliata, affiancata dall’intelligenza artificiale, possa individuare queste alterazioni prima che diventino visibili.

Il tumore analizzato è il carcinoma basocellulare, la forma più frequente di tumore della pelle. In genere cresce lentamente e solo di rado si diffonde ad altri organi, ma sul volto può danneggiare strutture delicate come il naso e il contorno degli occhi. Riconoscerlo in una fase iniziale può consentire di limitare l’area di tessuto da rimuovere durante il trattamento.

Come si è svolta la ricerca

Lo studio ha coinvolto 150 persone ricoverate in un reparto di dermatologia, con un’età media vicina ai 73 anni. Tutti i partecipanti presentavano almeno due fattori di rischio noti per il carcinoma basocellulare. I medici hanno escluso le lesioni già sospette a occhio nudo e hanno poi esaminato in modo sistematico la pelle apparentemente sana del volto.

Per farlo è stata utilizzata una forma avanzata di tomografia ottica, capace di produrre immagini ravvicinate degli strati cutanei senza ricorrere a tagli o aghi. Un software di intelligenza artificiale ha segnalato le aree considerate sospette, che sono state valutate dai dermatologi e, quando possibile, verificate con una biopsia, cioè il prelievo di una piccola porzione di tessuto.

I risultati e i limiti

In 14 partecipanti su 150, pari a circa il 9 per cento del campione, sono stati individuati complessivamente 17 carcinomi basocellulari non visibili a occhio nudo. Il sistema ha classificato come tumorali 18 lesioni; l’esame del tessuto ne ha confermate 15, cioè più di otto su dieci. Una lesione era invece una cheratosi attinica, alterazione cutanea associata all’esposizione solare, mentre due persone hanno rifiutato la biopsia. La maggior parte dei tumori individuati era superficiale, una forma generalmente più semplice da trattare.

Gli autori sottolineano però che si tratta di uno studio di fattibilità, pensato per verificare se l’approccio sia applicabile nella pratica. La ricerca non ha stabilito se la tecnica migliori la salute dei pazienti e non ha misurato quanti tumori il sistema potrebbe non riconoscere. Inoltre, il campione era ridotto e composto da persone anziane, ricoverate e ad alto rischio: i risultati non possono quindi essere estesi alla popolazione generale.

Restano da chiarire anche i costi e i tempi dell’esame, che al momento richiede un impegno significativo. Non è ancora dimostrato, infatti, che anticipare l’individuazione di queste lesioni produca benefici concreti. Lo screening con questa tecnologia non fa parte dei controlli dermatologici di routine.

Per ora restano valide le indicazioni abituali: proteggere la pelle dal sole, osservare eventuali cambiamenti e seguire i controlli consigliati dal dermatologo. Una ferita che non guarisce o una macchia lucida che cambia nel tempo dovrebbe essere sottoposta a valutazione medica. Lo studio è stato pubblicato su JAMA Dermatology con il titolo AI-Assisted Line-Field Confocal Optical Coherence Tomography to Detect Subclinical Basal Cell Carcinoma e DOI 10.1001/jamadermatol.2026.2992.