Con l’arrivo dei mesi freddi aumentano tosse, raffreddore, mal di gola e influenza, favoriti dagli sbalzi di temperatura e dalla maggiore permanenza in ambienti chiusi. In questo contesto, le cure termali inalatorie possono rappresentare un supporto per la salute delle vie respiratorie, sempre senza sostituire le indicazioni del medico né le normali misure di prevenzione.
Il loro possibile ruolo riguarda sia il mantenimento dello stato di salute sia le persone soggette a disturbi respiratori ricorrenti. Secondo il professor Marco Vitale, ordinario all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore scientifico di FoRST, i trattamenti possono contribuire a ridurre il rischio di ammalarsi e, nei pazienti con problemi cronici o ricorrenti, a diminuire la frequenza delle riacutizzazioni e ad allungare gli intervalli tra un episodio e l’altro.
Tra i meccanismi coinvolti c’è il sostegno alle difese locali delle mucose, con una possibile maggiore secrezione di immunoglobuline A. Un altro processo importante è la clearance mucociliare, il sistema naturale attraverso cui le ciglia presenti sulle mucose, immerse nel muco, aiutano a rimuovere particelle, batteri e altri materiali inalati.
Quando il muco diventa troppo denso, come può accadere durante un’infezione o un’infiammazione, il movimento delle ciglia rallenta. Le acque salsobromoiodiche, grazie alla componente salina, possono favorire l’idratazione della mucosa e la fluidificazione delle secrezioni. In quelle sulfuree, invece, l’idrogeno solforato agisce sulla struttura delle mucine, contribuendo a ridurne la viscosità.
Come si scelgono i trattamenti
Non esiste una sola modalità di cura. A determinare la zona dell’apparato respiratorio raggiunta dall’acqua è soprattutto la dimensione delle goccioline. Quelle più grandi, intorno ai 10 micron, tendono a depositarsi nelle vie aeree superiori, come naso e faringe; le particelle più piccole, circa 3 micron, possono arrivare più in profondità. La distribuzione dipende anche dalla tecnica utilizzata e dal modo di respirare.
Tra le opzioni ci sono anche le docce nasali, irrigazioni delle cavità nasali che svolgono un’azione di lavaggio meccanico della mucosa. Possono essere associate alle inalazioni, ma all’interno di un percorso stabilito dal medico. Prima del trattamento, il medico termale verifica l’assenza di controindicazioni e definisce il programma sulla base delle condizioni del singolo paziente.
Il periodo più adatto dipende dalla storia clinica e dall’andamento dei sintomi. Per chi soffre soprattutto durante l’inverno, l’autunno può essere indicato per intervenire prima della stagione fredda. Le cure non devono però essere eseguite in presenza di un’infezione o di un’altra patologia respiratoria acuta. Nei pazienti con sinusiti, rinosinusiti, faringiti o bronchiti ricorrenti, i cicli possono essere programmati anche in altri periodi, purché non vi sia una riacutizzazione in corso.
Asma e altre cautele
La principale controindicazione è rappresentata dalla fase acuta di una malattia respiratoria. Particolare prudenza è necessaria in caso di asma: alcuni aerosol possono provocare broncocostrizione nelle persone predisposte. Il possibile impiego terapeutico di specifici trattamenti è ancora oggetto di studio e richiede una valutazione specialistica prima di iniziare il ciclo.
Il soggiorno in una struttura termale può inoltre favorire abitudini più salutari, dall’alimentazione equilibrata all’attività fisica, fino ai programmi di educazione sanitaria. Anche la distanza dai grandi centri urbani e la minore esposizione a traffico e inquinanti possono essere elementi favorevoli, ma il beneficio delle cure resta legato a un percorso personalizzato e alle indicazioni dei professionisti sanitari.