Lombardia

Studio nel Comasco: stimolazione vagale, sette senza crisi

L’osservazione su 73 persone ha mostrato benefici crescenti nel tempo; per tre è stato possibile interrompere le terapie.

La stimolazione del nervo vago può ridurre la frequenza e l’intensità delle crisi nelle persone con epilessia resistente ai farmaci e, in alcuni casi, portare alla loro completa scomparsa. È quanto emerge da una ricerca condotta da Villa Santa Maria di Tavernerio, centro multiservizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, insieme all’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, alla Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e all’Università degli Studi di Padova.

I risultati sono stati presentati al 16° Congresso europeo di epilessia, svoltosi ad Atene. Per Villa Santa Maria hanno partecipato al lavoro Daniele Grioni, responsabile dell’Ambulatorio di Epilettologia e Neuromodulazione, e Delia Dunca, specialista in Pediatria e Neurologia pediatrica e vicedirettrice sanitaria del centro.

I risultati sui 73 pazienti

Lo studio, intitolato Seizure Freedom After VNS Implant: Who, When, Why?, ha preso in esame 73 pazienti con epilessia farmacoresistente oppure con encefalopatie epilettiche e dello sviluppo. Tutti erano stati sottoposti all’impianto di un dispositivo per la stimolazione del nervo vago, trattamento indicato soprattutto quando le terapie farmacologiche non riescono a controllare in modo adeguato la malattia.

Al termine del periodo di osservazione, sette persone sono risultate completamente libere dalle crisi. Per tre di loro è stato inoltre possibile ridurre gradualmente e poi sospendere tutti i farmaci, mantenendo l’assenza degli episodi grazie alla sola stimolazione. I dati presentati al congresso indicano che i benefici possono consolidarsi e aumentare nel tempo, fino alla scomparsa delle crisi in una parte dei casi.

Il funzionamento della neuromodulazione

La VNS si basa su un dispositivo impiantato nel paziente, che invia impulsi elettrici al nervo vago. L’obiettivo principale è diminuire il numero e la gravità degli episodi epilettici. Il trattamento non viene quindi presentato come una soluzione generalizzata, ma come un’opzione da valutare nei casi in cui i medicinali non offrano un controllo sufficiente.

Daniele Grioni ha sottolineato le potenzialità della procedura nei pazienti farmacoresistenti, indicando come particolarmente rilevante il dato relativo ai tre pazienti che hanno sospeso le terapie senza una nuova comparsa delle crisi. La ricerca proseguirà per chiarire quali caratteristiche possano identificare le persone più propense a ottenere i risultati migliori.

Il lavoro rientra nel percorso sviluppato da Villa Santa Maria con diversi ospedali e atenei nel campo dell’epilessia farmacoresistente e della neuromodulazione. Alla rete si è aggiunta anche una collaborazione internazionale con lo Schneider Children’s Medical Center of Israel. Il protocollo comprende attività di epilettologia e analisi degli elettroencefalogrammi, con l’obiettivo di condividere competenze cliniche e sviluppare nuovi progetti di ricerca e formazione nella neuropsichiatria infantile.