Prima di un prelievo per il PSA circolano diverse indicazioni su ciò che sarebbe meglio evitare: dai rapporti sessuali alla bicicletta, fino al digiuno. Non tutte, però, hanno lo stesso peso. Il PSA misura l’attività della prostata e non consente da solo di diagnosticare un tumore. Inoltre, può variare fisiologicamente di circa il 15% anche quando le condizioni restano stabili. Per questo il risultato deve essere interpretato nel quadro clinico complessivo.
Le precauzioni nelle 48 ore precedenti
L’eiaculazione, durante un rapporto o con la masturbazione, è tra i fattori con le prove più solide di un possibile aumento temporaneo del PSA. L’effetto è generalmente contenuto: in uno studio condotto su uomini tra i 49 e i 79 anni, il 97% era tornato al valore iniziale entro 48 ore. Evitare l’eiaculazione nei due giorni prima del prelievo è quindi una precauzione ragionevole, soprattutto quando il risultato potrebbe avvicinarsi a una soglia importante per la valutazione medica.
Il rapporto tra ciclismo e PSA è meno chiaro. Il National Cancer Institute e il servizio sanitario britannico suggeriscono una pausa di 48 ore da bicicletta ed esercizio intenso, ma si tratta soprattutto di una cautela. Una meta-analisi di otto studi non ha rilevato aumenti medi significativi, mentre una ricerca randomizzata ha osservato un incremento medio dell’8,8%, quasi sempre privo di rilevanza clinica. Per uniformare le condizioni dell’esame può essere prudente fermarsi, ma non è corretto considerarlo un obbligo assoluto.
Per il solo PSA, invece, non è necessario il digiuno: prima del prelievo si può mangiare e bere normalmente. Il digiuno può essere richiesto soltanto se nello stesso appuntamento sono previsti altri esami del sangue che lo rendono necessario.
Quando il dosaggio va rinviato
Infezioni urinarie e prostatite possono alterare il valore molto più di una normale attività fisica. In particolare, un’infezione con febbre può provocare un aumento marcato del PSA. In questi casi il dosaggio va generalmente rimandato di 4-6 settimane dalla guarigione, seguendo le indicazioni del medico e considerando sintomi e gravità del quadro.
Anche una biopsia prostatica può far salire sensibilmente il valore: il controllo dovrebbe essere rinviato per almeno un mese, spesso circa sei settimane. I tempi non sono però uguali per ogni procedura urologica. Cistoscopia e cateterismo non traumatico possono avere effetti più variabili; è quindi importante comunicare quale intervento è stato eseguito e quando.
La normale esplorazione rettale digitale non modifica il PSA in modo clinicamente significativo. Per ragioni organizzative è comunque preferibile effettuare il prelievo prima della visita. Chi assume finasteride o dutasteride deve inoltre informare il medico: questi farmaci possono ridurre il PSA di circa il 50% e non vanno sospesi autonomamente.
Un valore elevato non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. In genere si procede con un secondo prelievo nello stesso laboratorio e in condizioni comparabili, prima di valutare esami come risonanza o biopsia. Per valori compresi tra 3 e 10 ng/mL, in assenza di elementi sospetti all’esplorazione rettale, le linee guida europee indicano spesso una ripetizione dopo circa quattro settimane. Febbre, bruciore durante la minzione, difficoltà improvvisa a urinare o sangue nelle urine richiedono invece una valutazione medica diretta.