Il futuro del punto nascita di Nottola è stato al centro della visita dell’assessora regionale alla sanità Monia Monni all’ospedale della Valdichiana. Ad accoglierla c’erano sindaci e rappresentanti delle istituzioni locali, insieme ai vertici dell’Asl Toscana sud est e ai professionisti dei reparti coinvolti. La struttura dispone attualmente di una deroga di dodici mesi, mentre per il punto nascita di Campostaggia è stata prevista la chiusura.
Il nodo delle distanze
La Regione sta valutando una riorganizzazione dei servizi ostetrici che prevede un collegamento tra gli ospedali territoriali e i centri di riferimento principali. Per Montevarchi il riferimento sarebbe Arezzo, mentre per Campostaggia sarebbe Siena. In questo modello, negli ospedali di territorio verrebbero gestiti i parti fisiologici, mentre i casi più complessi o a rischio sarebbero trasferiti nei centri hub. Secondo Monni, questa soluzione potrebbe consentire di mantenere aperte entrambe le strutture.
La situazione di Nottola, però, presenta caratteristiche differenti. L’ospedale si trova in un’area distante dai principali capoluoghi e rappresenta il riferimento per un territorio composto da 15 comuni e circa 76mila persone, distribuite tra Amiata senese, Val d’Orcia e Valdichiana senese, su una superficie di circa 1.500 chilometri quadrati. Per questo, ha spiegato l’assessora, la struttura non può essere considerata un semplice ospedale spoke collegato a un centro principale: deve garantire una pluralità di servizi a una popolazione ampia, seppure insediata in un’area a bassa densità.
Sicurezza e deroga
Il confronto riguarda soprattutto la sicurezza di madri e neonati. Monni ha ribadito che la soglia dei 500 parti deriva da valutazioni scientifiche dell’Organizzazione mondiale della sanità, ma ha sottolineato anche l’importanza delle deroghe già concesse in passato sulla base delle caratteristiche dei singoli ospedali e dei territori serviti. L’assessora ha definito inaccettabile il rischio di una desertificazione dei servizi e ha annunciato che la Regione presenterà le proprie osservazioni sulle conclusioni finora raggiunte.
La direttrice dell’ospedale Barbara Bianconi ha indicato nella sicurezza e nell’accoglienza le priorità del presidio. Secondo quanto riferito, il punto nascita è organizzato per seguire la maggior parte delle gravidanze, trasferendo nei centri hub soltanto i casi che richiedono assistenza specialistica. Un’impostazione analoga viene applicata al percorso neonatale quando, dopo il parto, emergono complicanze impreviste.
Alla visita hanno partecipato la direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana sud est Biancamaria Rossi, la direttrice sanitaria Barbara Innocenti e il presidente della Società della salute e sindaco di Montepulciano Michele Angiolini. Quest’ultimo ha definito la presenza dell’assessora un segnale di attenzione verso la richiesta di salvaguardare il servizio, considerato strategico per la Valdichiana senese, l’Amiata senese e la Val d’Orcia. Monni ha inoltre incontrato gli operatori di Ostetricia e Ginecologia, diretta da Marco Cencini, e di Pediatria e Neonatologia, guidata da Flavio Civitelli.