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Minima alta al mattino: quando preoccuparsi

Le soglie cambiano tra casa e ambulatorio: ecco come fare controlli attendibili e quando chiedere aiuto.

Una pressione diastolica, cioè la minima, pari o superiore a 90 mmHg al mattino merita attenzione, soprattutto se il dato si ripete. Una singola misurazione, però, non basta per parlare di ipertensione: prima occorre verificare che la rilevazione sia stata eseguita correttamente e poi confrontarla con altre misure raccolte in più giorni.

La minima indica la pressione nelle arterie mentre il cuore si rilassa tra un battito e l’altro. Va interpretata insieme alla massima. Secondo i riferimenti europei, si parla di ipertensione con una minima di almeno 90 mmHg in ambulatorio oppure con una media di almeno 85 mmHg nelle misurazioni effettuate a casa. Per la massima, le soglie corrispondenti sono 140 e 135 mmHg. Le linee guida statunitensi adottano criteri diversi e considerano già una minima tra 80 e 89 mmHg come ipertensione di primo stadio.

Quando la massima è inferiore a 140 e la minima raggiunge almeno 90, si parla di ipertensione diastolica isolata. Anche in questo caso la diagnosi richiede conferme nel tempo. L’utilità dei farmaci può essere meno chiara quando la massima è già nei valori desiderati, perciò la decisione spetta al medico e non deve basarsi su una sola lettura.

Come misurare correttamente

Al mattino la misurazione va effettuata prima di fare colazione e di assumere eventuali farmaci, ma non nell’istante in cui ci si sveglia. È consigliabile utilizzare un apparecchio automatico da braccio validato, con un manicotto della misura corretta appoggiato sulla pelle. Prima della rilevazione è necessario avere la vescica vuota ed evitare fumo, caffeina e attività fisica nei 30 minuti precedenti.

Occorre poi restare seduti per almeno cinque minuti, con schiena appoggiata e piedi a terra. Il braccio deve essere sostenuto all’altezza del cuore e durante la misura non bisogna parlare. Un manicotto troppo grande o troppo piccolo può rendere il risultato inattendibile anche quando il resto della procedura è corretto.

Il protocollo europeo prevede due misurazioni a distanza di uno o due minuti, al mattino e alla sera, per almeno tre giorni e idealmente per sette. Il dato da confrontare con la soglia di 85 mmHg è la media di tutte le letture, non il valore più alto registrato in un singolo giorno. Il diario può aiutare il medico, ma non sostituisce la terapia: chi assume farmaci non deve ritardarli o saltarli per effettuare il controllo.

Quando serve un intervento rapido

La situazione cambia se la massima supera 180 mmHg o la minima supera 120 mmHg. In assenza di sintomi, la misura va ripetuta dopo almeno un minuto; se resta molto alta, è necessario contattare rapidamente un medico o un altro sanitario.

Se ai valori elevati si associano dolore al petto, difficoltà respiratoria, debolezza, disturbi della vista o difficoltà a parlare, bisogna chiamare subito il servizio di emergenza, senza aspettare che la pressione scenda da sola. Le indicazioni si riferiscono agli adulti non in gravidanza.

Se la media del diario resta sopra soglia, è utile portare al medico entrambe le misure, gli orari e anche il misuratore utilizzato. Una lettura alta al risveglio non chiarisce da sola se l’aumento avvenga all’alba o sia già presente durante la notte. In casi selezionati può essere proposto il monitoraggio pressorio delle 24 ore, che registra i valori anche durante il sonno. Non è invece consigliabile spostare autonomamente gli antipertensivi alla sera: gli studi citati non hanno mostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari con il cambio sistematico dell’orario, e dosi e tempi vanno concordati con il medico.