Marche

Marche, 13 ambulatori per i bisogni non differibili

Attivi dalle 8 alle 20 anche nei festivi, saranno collegati ai reparti e accessibili tramite 116117 o invio medico.

La Giunta regionale delle Marche ha approvato le linee di indirizzo per rafforzare la sanità territoriale e alleggerire la pressione sui pronto soccorso. Da dicembre saranno attivati 13 ambulatori per i bisogni non differibili, uno per ciascun pronto soccorso regionale, all’interno delle Case della Comunità collegate alle strutture ospedaliere.

Accesso anche nei fine settimana

Gli ambulatori saranno aperti dalle 8 alle 20, dal lunedì alla domenica, e saranno destinati ai casi che richiedono una valutazione sanitaria in tempi brevi, senza però configurarsi come emergenze. I cittadini potranno rivolgersi direttamente al servizio attraverso il numero unico 116117, essere inviati dal medico di medicina generale o dal pediatra oppure indirizzati dal triage ospedaliero.

Le sedi individuate sono la Casa della Comunità di Vallefoglia per Pesaro, quella di Cagli per Urbino, Fossombrone per Fano, l’Umberto I per l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, oltre alle strutture di Senigallia, Jesi, Fabriano, Civitanova, Macerata, Camerino, Sant’Elpidio a Mare, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno.

Il servizio non sostituirà il pronto soccorso nei casi più gravi. Restano di competenza del 112 e dei pronto soccorso condizioni come dolore toracico intenso, difficoltà respiratorie severe, perdita di coscienza, traumi maggiori, sospetto ictus e, in generale, le patologie tempo-dipendenti che richiedono un intervento immediato.

Telemedicina e percorsi specialistici

I nuovi ambulatori saranno collegati in telemedicina con i reparti ospedalieri e potranno attivare percorsi di Fast Track con servizi specialistici, tra cui ortopedia e radiologia. L’obiettivo è indirizzare rapidamente le persone verso gli esami diagnostici o le prestazioni necessarie, velocizzando la presa in carico e riducendo gli accessi impropri alle strutture di emergenza.

Il provvedimento prevede inoltre che nelle Case della Comunità trovino spazio il Punto unico di accesso, che integra servizi sanitari e sociali, gli Infermieri di comunità, l’Assistenza domiciliare integrata e gli altri servizi previsti dal nuovo modello organizzativo. In ciascuna provincia sarà poi individuata una Casa della Comunità a vocazione oncologica e una a vocazione pediatrica.

Secondo l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro, l’attuazione del progetto richiederà il coinvolgimento di medici, professionisti sanitari e associazioni. La Regione punta a costruire una rete più integrata, capace di offrire risposte vicino al domicilio e di migliorare il collegamento tra servizi territoriali e ospedali.