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Invalidità al 100% senza accompagnamento: la denuncia di Elisabetta

Genitore ottantenne, tumore prostatico; figlia costretta alle ferie durante ciclo curativo previsto a gennaio.

Elisabetta assiste il padre Carlo, nome di fantasia, 80 anni, colpito da diverse patologie e da un tumore alla prostata. Nonostante il riconoscimento dellinvalidità civile al 100% e della legge 104, alla famiglia non è stato riconosciuto il beneficio collegato alla condizione di gravità, con la conseguenza che la figlia non può usufruire dei permessi lavorativi retribuiti per accompagnarlo alle visite e alle terapie.

Il padre di Elisabetta aveva già un’invalidità del 70% a causa di problemi di sordità, degli esiti di un ictus e di difficoltà motorie che interessano soprattutto il lato sinistro del corpo. A queste condizioni si sono aggiunte vertigini e, nel mese di luglio, la diagnosi di adenocarcinoma alla prostata. Per questo la famiglia ha chiesto l’aggravamento dell’invalidità, nella speranza di ottenere le agevolazioni necessarie.

Il riconoscimento dell’invalidità

La richiesta è stata accolta, ma secondo quanto raccontato dalla figlia il riconoscimento è arrivato senza una visita medica. Il verbale ha indicato un’invalidità del 100% e la legge 104 con riferimento al comma 1, che riconosce la disabilità senza connotazione di gravità. Questa formula può consentire alcune agevolazioni, tra cui quelle fiscali per l’acquisto di automobili o strumenti tecnologici, ma non permette al familiare lavoratore di usufruire dei tre giorni mensili di permesso retribuito previsti nei casi riconducibili al comma 3.

Per Carlo, però, il problema principale non riguarda l’acquisto di beni. Ha bisogno di essere accompagnato dal medico, di svolgere gli accertamenti e di affrontare le cure. A gennaio dovrebbe iniziare un ciclo di 28 giorni di radioterapia, un impegno che coinvolgerà quasi tutto il mese. Elisabetta si chiede quindi chi potrà assistere il padre durante gli spostamenti e le sedute, visto che non dispone dei permessi lavorativi e dovrà utilizzare le proprie ferie.

La richiesta di revisione

Un medico ha spiegato alla famiglia che sarebbe possibile presentare all’Inps una richiesta per modificare la situazione. Tuttavia, secondo quanto riferito da Elisabetta, occorrerebbe attendere almeno sei mesi prima di poter avviare la procedura. Nel frattempo le terapie inizieranno e non è garantito che la nuova domanda venga accolta.

La donna ha cercato aiuto anche attraverso un patronato, ma le è stato risposto che non era possibile intervenire perché la pratica non era stata seguita dall’inizio dalla stessa struttura. Anche i contatti con l’Inps, sempre secondo il suo racconto, non hanno portato a una soluzione. Gli operatori contattati le avrebbero indicato di rivolgersi ad altri uffici, senza chiarire a chi spettasse occuparsi della pratica.

Elisabetta ha valutato infine la possibilità di rivolgersi a un avvocato, ma considera ingiusto dover sostenere una spesa privata per ottenere un sostegno che ritiene necessario per assistere il padre. La sua vicenda mette in evidenza le difficoltà incontrate dalle famiglie quando il riconoscimento dell’invalidità non coincide con l’accesso ai permessi e agli strumenti di assistenza ritenuti indispensabili.