Una cinquantina di adolescenti ogni anno viene presa in carico dai servizi per le Dipendenze patologiche dell’Azienda Usl di Parma a causa di un rapporto problematico con social network, videogiochi e connessione digitale. Tra i ragazzi seguiti ci sono anche minorenni, accolti con il consenso dei genitori e comunque non al di sotto dei 14 anni. Il percorso coinvolge spesso l’intero nucleo familiare: in alcuni casi sono i genitori a chiedere aiuto e a scegliere un sostegno basato sulla psicoeducazione, senza coinvolgere direttamente il figlio o la figlia.
A spiegare quando l’uso della tecnologia può trasformarsi in un problema è Simonetta Gariboldi, direttrice del servizio Dipendenze patologiche dell’Ausl nel distretto di Fidenza. Non esiste una soglia di tempo valida per tutti: la situazione diventa preoccupante quando internet, social o videogiochi interferiscono con la quotidianità, lo studio, il lavoro, il sonno, la concentrazione o le relazioni. Tra i fenomeni associati all’iperconnessione c’è anche la FOMO, la paura di perdersi qualcosa o di essere esclusi, che può spingere a controllare ripetutamente lo smartphone.
I segnali da osservare
Ansia o stress quando ci si scollega, connessioni notturne prolungate, disturbi del sonno, riduzione dell’attività fisica, irritabilità, isolamento e difficoltà di concentrazione sono alcuni dei campanelli d’allarme. La presenza di uno o più segnali, però, non indica automaticamente una dipendenza. Secondo gli specialisti, a rendere necessario un confronto è soprattutto la combinazione tra intensità, frequenza dei comportamenti e interferenza con la vita quotidiana.
Per ridurre i rischi possono essere utili interventi semplici: disattivare le notifiche non indispensabili, creare momenti e luoghi senza telefono, come la tavola o la camera da letto, e programmare attività offline, motorie e ricreative. Per i social si possono impostare limiti attraverso le funzioni di benessere digitale degli smartphone, prestando attenzione allo scorrimento automatico dei contenuti. Per i videogiochi, invece, gli esperti suggeriscono di tenere console e computer fuori dalla stanza in cui si dorme, usare un timer e giocare dopo aver completato gli impegni della giornata.
Bambini e servizi disponibili
Nei bambini, l’uso eccessivo dei dispositivi, compresa la televisione, può associarsi a difficoltà di apprendimento, comunicazione e relazione, oltre che a una peggiore qualità del sonno. Prima dei 2 anni l’uso della televisione è indicato come da evitare; tra i 3 e i 5 anni è consigliato limitarlo a un’ora al giorno, sempre con la presenza di un adulto. Sono inoltre sconsigliati i dispositivi durante i pasti e nell’ora precedente il riposo notturno.
Per promuovere una pausa dalla connessione, il servizio Dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma organizza insieme a Comune di Fidenza, Ufficio di Piano del distretto e UISP la settima edizione di Reconnect, in programma sabato 12 settembre. La camminata partirà alle 9 dal parcheggio dell’ospedale di Vaio, in via don Tincati 5 a Fidenza, con ritrovo alle 8.45. Il percorso sarà di 6-8 chilometri sulle colline; dalle 11.20 è prevista un’ora di rilassamento con tecniche yoga. La partecipazione è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria: sono disponibili 60 posti per la camminata e 30 per lo yoga.
Sul territorio sono attivi anche servizi dedicati. A Fidenza lo sportello ReStart ha sede all’ospedale di Vaio; a Parma lo sportello Ri-connettersi è operativo al Centro per le famiglie di via Marchesi. Altri punti di ascolto sono presenti nei distretti Valli Taro e Ceno e Sud-Est. Le strutture offrono informazioni, appuntamenti e, in alcuni casi, visite domiciliari rivolte ai ragazzi e ai familiari.