Olginate (LC)

Da Olginate a Bruxelles, il caso di Jessica spinge l’iter del farmaco

L’eurodeputata Lara Magoni chiede tempi certi per il via libera europeo alla terapia destinata ai pazienti con malattia metastatica.

La vicenda di Jessica Scarpa, 36 anni, residente a Olginate e madre di due gemelli di tre anni e mezzo, è arrivata all’attenzione delle istituzioni europee. L’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea sull’iter di autorizzazione del daraxonrasib e sui tempi necessari per renderlo disponibile anche nell’Unione europea.

La richiesta alla Commissione

Il farmaco, principio attivo di Rasonque, è destinato, secondo l’indicazione proposta, agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno un precedente trattamento sistemico. Il 15 ottobre 2026 il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha espresso un parere positivo, raccomandando l’autorizzazione.

Secondo l’Ema, gli studi disponibili hanno evidenziato un aumento della sopravvivenza mediana complessiva e della sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia standard. Il parere dell’Agenzia non costituisce però ancora il via libera definitivo: la decisione finale spetta alla Commissione europea. Magoni chiede quindi se l’istituzione intenda procedere all’autorizzazione e quali siano i tempi previsti per completare l’iter, sottolineando la necessità di accelerare la fase decisionale senza rinunciare alle verifiche scientifiche e di sicurezza.

La raccolta fondi

Nel frattempo continua la mobilitazione nata attorno a Jessica, che ha affrontato un intervento chirurgico durato oltre dieci ore e dodici cicli di chemioterapia. La malattia si è poi ripresentata al fegato e ha continuato ad avanzare nonostante le nuove cure. La raccolta fondi, avviata per consentirle di valutare ogni possibilità terapeutica, ha superato i 200mila euro attraverso 5.887 donazioni. Il nuovo obiettivo è stato fissato a 300mila euro.

Le risorse dovrebbero servire a valutare con i medici l’eventuale accesso al trattamento negli Stati Uniti, dove il daraxonrasib è già disponibile, sostenendo costi particolarmente elevati. Jessica sta inoltre affrontando con gli specialisti altre valutazioni cliniche, compresa la possibilità di un nuovo intervento. Ogni scelta dovrà essere compiuta sulla base delle sue condizioni e delle indicazioni dei sanitari.

La storia della giovane madre è stata raccontata anche attraverso un video rivolto direttamente alla popolazione, nel quale chiede un aiuto concreto per poter valutare l’accesso al nuovo farmaco e ringrazia quanti hanno donato, condiviso l’appello o manifestato vicinanza. Nella mattinata del 1° novembre la raccolta aveva già superato i 150mila euro, prima di continuare a crescere.

Alla mobilitazione hanno partecipato associazioni, attività commerciali e cittadini, facendo oltrepassare alla vicenda i confini lecchesi. Ora l’attenzione è rivolta alla risposta della Commissione europea. L’interrogazione riguarda il caso di Jessica, ma anche i tempi con cui i risultati della ricerca possono trasformarsi in opportunità terapeutiche dopo il completamento delle necessarie valutazioni di efficacia e sicurezza.