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Anestesia generale, il cervello elabora suoni e parole

Sette persone sottoposte a chirurgia hanno mostrato risposte neuronali anche senza consapevolezza.

Durante un’anestesia generale la coscienza viene meno, ma il cervello potrebbe non interrompere del tutto la propria attività. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Nature, che ha osservato risposte a suoni e parole anche in persone non consapevoli e incapaci di rispondere. I risultati, tuttavia, non dimostrano che i pazienti abbiano ascoltato o ricordato ciò che veniva loro fatto sentire.

La ricerca ha coinvolto sette pazienti già destinati a un intervento su una parte del lobo temporale, una regione laterale del cervello. Durante la procedura, eseguita con il solo anestetico propofol, i ricercatori hanno inserito elettrodi molto sottili nell’ippocampo, struttura profonda associata soprattutto alla memoria. I sensori hanno consentito di registrare l’attività di centinaia di singoli neuroni.

Le risposte a toni e linguaggio

Tre partecipanti hanno ascoltato sequenze di toni nelle quali compariva occasionalmente una nota inattesa. Molti neuroni hanno reagito ai suoni e alcuni hanno distinto la nota diversa da quelle abituali. Questa capacità è diventata più evidente nell’arco di circa dieci minuti, un dato interpretato come possibile segnale di plasticità, cioè della capacità dei circuiti nervosi di modificarsi con l’esperienza anche in assenza di coscienza.

Gli altri quattro pazienti hanno ascoltato per dieci-venti minuti brani di parlato naturale tratti da podcast. L’attività neuronale conteneva informazioni sul significato delle parole e sulla loro categoria grammaticale, per esempio nome o verbo. In alcuni casi sembrava inoltre anticipare il significato delle parole successive, in modo simile a quanto osservato nelle persone sveglie. Un modello informatico ha indicato un possibile ruolo dei collegamenti inibitori, che riducono l’attività di altri neuroni.

Che cosa indicano i risultati

Lo studio riapre la domanda su ciò che distingue la coscienza dal semplice funzionamento del cervello. Elaborazioni complesse possono infatti verificarsi anche quando una persona non risponde e non è consapevole. Una delle ipotesi è che la coscienza dipenda soprattutto dal modo in cui le diverse aree comunicano tra loro, più che dall’attività di una singola regione. Si tratta però di un’interpretazione ancora da verificare.

I risultati non devono essere considerati un motivo di preoccupazione per chi deve sottoporsi a un intervento. La ricerca ha registrato risposte dei neuroni, non esperienze vissute, e non mostra che i partecipanti abbiano sentito, compreso o ricordato gli stimoli. Inoltre, il campione era molto ridotto, tutti i pazienti avevano una condizione che richiedeva un intervento al cervello, è stato utilizzato un solo farmaco ed è stata esaminata una sola area. Non è quindi possibile stabilire se gli stessi fenomeni si verifichino con altri anestetici, durante il sonno o nel coma.

Il lavoro, intitolato Plasticity and language in the anaesthetized human hippocampus, è stato pubblicato su Nature con DOI 10.1038/s41586-026-10448-0. Per qualsiasi dubbio relativo all’anestesia, il riferimento più utile resta il colloquio con il proprio anestesista.