Brescia (BS)

A Brescia parte il progetto per portare l’ospedale a casa

Destinato agli over 65 del Distretto Centro, prevede valutazioni geriatriche e assistenza direttamente nell’abitazione

Prende il via a Brescia il progetto Ospedale a domicilio, promosso dall’Asst Spedali Civili e finanziato da Regione Lombardia. L’iniziativa rientra nella più ampia strategia aziendale per sviluppare i servizi domiciliari rivolti alle persone fragili con più di 65 anni e considera la casa come luogo centrale della cura.

L’obiettivo è rafforzare la medicina territoriale di prossimità e integrare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria direttamente nell’abitazione dei cittadini che, per le loro condizioni, non riescono ad accedere agli ambulatori territoriali. Il percorso è rivolto in particolare a pazienti anziani con bisogni complessi, ma clinicamente stabili e quindi dimissibili dall’ospedale.

Chi può accedere al percorso

Il progetto intercetta i pazienti presenti nel Pronto soccorso o in Osservazione breve intensiva degli Spedali Civili. Per essere inclusi è necessario avere almeno 65 anni, una condizione di fragilità, disabilità o disturbo neurocognitivo maggiore, risiedere nel Distretto di Brescia Centro e non essere già presi in carico da altri servizi domiciliari.

La selezione riguarda persone che non necessitano di un ricovero, ma che presentano un quadro clinico non gestibile attraverso la sola assistenza ambulatoriale. In questo modo il trasferimento a domicilio viene accompagnato da un monitoraggio specialistico e da un coordinamento con i servizi territoriali, con l’obiettivo di ridurre il ricorso a nuovi ricoveri e sostenere anche familiari e caregiver.

La presa in carico a domicilio

Il modello si attiva direttamente dal Pronto soccorso. Il medico dell’area di emergenza, o quello dell’Osservazione breve intensiva, individua il possibile beneficiario e contatta il geriatra dedicato. Dopo la valutazione clinica, la Centrale operativa territoriale organizza l’intervento e informa il Medico di assistenza primaria del paziente.

Entro 24 ore dalla dimissione, un’équipe composta da un medico geriatra e da un infermiere raggiunge l’abitazione. Qui vengono valutati i bisogni diagnostici, definiti o calibrati i trattamenti e fornite ai caregiver indicazioni sui possibili segnali d’allarme. Le successive rivalutazioni vengono effettuate a casa ogni 24 o 48 ore, in base all’evoluzione delle condizioni cliniche.

La responsabilità del progetto è affidata ad Alessandra Marengoni, direttrice della Struttura complessa di Geriatria dell’Asst Spedali Civili, all’interno del Dipartimento di Continuità di cura e Fragilità diretto da Alessandro Padovani. Il direttore sociosanitario Enrico Burato ha definito l’iniziativa un passaggio nella strategia di evoluzione della sanità territoriale, sottolineando il lavoro congiunto tra specialisti ospedalieri, medici di assistenza primaria e Centrale operativa territoriale.

Per Marengoni, il percorso punta a garantire trattamenti personalizzati alle persone che vivono in condizioni di marginalità o disabilità e a rendere più stretta la collaborazione tra geriatria ospedaliera e medicina del territorio.