Toscana

210mila euro per studiare nuove cure contro la fibrosi cistica

L’Ateneo partecipa a un progetto per affrontare infezioni da Mycobacterium abscessus, con test su anticorpi e antibiotici

In occasione della Giornata della Fibrosi Cistica, in programma martedì 8 settembre, l’Università di Siena entra in un progetto nazionale dedicato alla ricerca di nuove strategie terapeutiche contro le infezioni provocate da Mycobacterium abscessus. Il batterio è considerato particolarmente difficile da trattare per la sua elevata resistenza agli antibiotici e rappresenta una delle principali criticità per le persone affette da fibrosi cistica.

Un progetto coordinato da Pavia

L’iniziativa è stata selezionata nell’ambito del Bando FFC Ricerca 2026 della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica e ha ottenuto un finanziamento complessivo di 210mila euro. Per l’Ateneo senese il progetto è guidato dalla professoressa Elena Petricci, del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia.

Il coordinamento è affidato all’Università di Pavia, capofila del progetto, mentre le attività saranno svolte insieme alle Università di Siena, Parma e Pisa. L’obiettivo è affrontare il problema delle infezioni da Mycobacterium abscessus, per le quali le possibilità terapeutiche disponibili sono ancora limitate e l’eradicazione del batterio può risultare complessa.

Anticorpi per trasportare gli antibiotici

La strategia allo studio si basa sugli Antibody-Antibiotic Conjugates, coniugati formati da anticorpi monoclonali e antibiotici. L’approccio punta a sfruttare la capacità dell’anticorpo di riconoscere selettivamente il batterio e di trasportare il farmaco nel punto in cui deve agire, una modalità descritta dai ricercatori come una sorta di cavallo di Troia.

La prima fase prevede l’identificazione dei bersagli presenti sulla superficie del Mycobacterium abscessus e lo sviluppo di anticorpi specifici. Saranno inoltre valutati diversi antibiotici, tra cui azitromicina, apramicina e bedaquilina. I candidati ritenuti più promettenti verranno poi esaminati attraverso modelli cellulari, sistemi derivati da persone con fibrosi cistica e modelli animali, con la collaborazione del Servizio CFaCore di FFC Ricerca.

Il percorso è orientato allo sviluppo di possibili candidati farmaci e, in prospettiva, alla loro eventuale somministrazione per via inalatoria. Secondo la responsabile scientifica, il finanziamento consente di collegare ricerca di base, innovazione biotecnologica e possibili applicazioni terapeutiche, con l’obiettivo di contribuire a trattamenti più efficaci per le infezioni batteriche resistenti alle terapie attualmente disponibili.