Rieti arretra sul mercato del lavoro e registra una perdita particolarmente marcata tra i giovani con una formazione universitaria. È il quadro che emerge dai dati Istat relativi al 2025, elaborati da Open Rieti, e dall’analisi di Openpolis sulla presenza dei laureati tra i residenti delle province italiane.
Il tasso di occupazione nella fascia tra i 15 e i 64 anni è sceso al 60,8%, rispetto al 62,7% registrato nel 2024. Gli occupati sono circa 59mila: 34mila uomini e 25mila donne. Il dato resta distante dalla media del Centro Italia, che raggiunge il 66,9%.
Disoccupazione e inattività
Il quadro peggiora anche sul fronte della disoccupazione, seppure in misura contenuta. Il tasso è passato dal 7,2% al 7,3%. Le persone senza lavoro ma impegnate nella ricerca di un’occupazione sono circa 5mila, di cui 3mila uomini e 2mila donne. Nel Centro Italia la media si ferma al 5%.
Il dato più preoccupante riguarda però l’inattività, cioè la condizione di chi non lavora e non cerca un impiego. Nella fascia 15-64 anni il tasso è salito dal 32,3% al 34,3%, coinvolgendo circa 32mila persone: 13mila uomini e 19mila donne.
Il divario tra uomini e donne è particolarmente evidente. Il 42,2% delle donne in età lavorativa risulta inattivo, contro una media del 29,5% nel Centro Italia. L’aumento delle persone ai margini del mercato del lavoro rappresenta un elemento di criticità per il potenziale economico del territorio e può avere conseguenze anche sul piano demografico.
La diminuzione dei giovani laureati
Alla difficoltà di accesso al lavoro si aggiunge la riduzione della quota di giovani con un titolo universitario. Secondo l’analisi Openpolis, realizzata su dati Istat, tra il 2018 e il 2024 la percentuale di residenti tra 25 e 39 anni con una laurea o un titolo terziario è passata dal 34,5% al 23,9%, con una diminuzione di 10,6 punti percentuali.
Il calo ha portato la provincia al 82° posto tra le 107 province italiane. Nel 2018 Rieti occupava invece la sesta posizione. È inoltre il territorio che ha registrato la diminuzione più forte a livello nazionale, mentre in 81 province la quota di giovani laureati è aumentata. Nel Lazio, il dato reatino è superiore soltanto a quello di Latina, ferma al 22,4%.
Alla base di questa dinamica possono esserci diversi fattori: il trasferimento dei giovani fuori provincia per motivi di studio, il mancato rientro dopo la formazione, il calo demografico, la limitata disponibilità di opportunità per i profili qualificati e la maggiore attrattività delle grandi città.
La crescita del Polo universitario reatino viene indicata come un segnale positivo, ma la sfida resta quella di trasformare la formazione in una reale permanenza sul territorio. Per invertire la tendenza, Rieti dovrebbe riuscire a trattenere gli studenti, attrarre nuove competenze e creare condizioni concrete per favorire la costruzione di percorsi professionali stabili.