Toscana

Cassazione, confermata la condanna per omicidio stradale

La conducente era stata assolta in primo grado dopo l’investimento mortale di una 82enne nell’aprile 2021.

La Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale nei confronti di una donna cinese di 36 anni, accusata di aver investito e ucciso un’anziana mentre percorreva via Roma, all’altezza della piscina. La vittima, una 82enne residente a Prato, era stata colpita nell’aprile 2021 ed era morta poche ore dopo a causa delle conseguenze dell’impatto.

La vicenda giudiziaria si è conclusa dopo tre gradi di giudizio e due decisioni opposte. In primo grado, nel 2024, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Prato aveva assolto la conducente con la formula perché il fatto non costituisce reato, al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Secondo quella decisione, non era stato raggiunto un accertamento sufficiente della colpa.

La velocità e le condizioni della strada

Tra gli elementi valutati dal primo giudice c’erano la velocità ritenuta non prudenziale registrata dalla scatola nera, un dispositivo gps satellitare installato sull’auto, e la condotta della vittima. I dati del dispositivo, pur privi di valore legale autonomo, indicavano una velocità di circa 60 chilometri orari, a fronte di un limite di 50. L’anziana, inoltre, stava attraversando fuori dalle strisce pedonali, dopo essersi immessa sulla carreggiata passando tra alcune auto parcheggiate.

La Corte d’appello di Firenze, chiamata a riesaminare il caso dopo l’impugnazione della procura, ha però ricostruito diversamente la dinamica dell’incidente. La velocità rilevata è stata ritenuta non adeguata non soltanto al limite previsto, ma anche alle condizioni della strada, il cui asfalto era particolarmente scivoloso a causa della pioggia.

Secondo i giudici di secondo grado, i dati della scatola nera potevano essere valutati come prova documentale insieme agli altri elementi raccolti. Tra questi figuravano l’assenza di segni di frenata, l’andamento rettilineo della strada, la conformazione urbana stretta e fiancheggiata da abitazioni, la buona visibilità e i danni riportati dall’autovettura, oltre alle testimonianze.

L’attraversamento ritenuto prevedibile

È stata respinta anche la tesi secondo cui l’attraversamento della donna avrebbe avuto carattere imprevedibile. Nella sentenza d’appello, confermata dalla Suprema Corte, si sottolinea che, trattandosi di un centro abitato, la presenza di persone sulla carreggiata e il loro attraversamento dovevano essere considerati eventi prevedibili da parte di chi era alla guida.

La decisione della Cassazione rende definitiva la condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Firenze e chiude il procedimento a carico della conducente. La prima assoluzione era stata motivata dal dubbio sull’effettiva colpa dell’imputata; le successive valutazioni dei giudici hanno invece ritenuto determinanti la velocità, le condizioni dell’asfalto, gli elementi tecnici e la prevedibilità dell’attraversamento.