L’ultimo rapporto del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace Italia scatta una fotografia allarmante dello stato di salute dei nostri mari: la crisi climatica spinge le ondate di calore subacquee fino a 40 metri di profondità, innescando fenomeni di necrosi, sbiancamento dei coralli e l’invasione di specie aliene. In questo contesto, il quadro più critico emerge proprio dall’Arcipelago Toscano. L’Isola d’Elba si distingue come il caso più significativo e vulnerabile del report, essendo l’unica area non protetta inserita nella rete di monitoraggio della campagna.
Elba e dintorni. L’analisi dei dati raccolti negli ultimi sei anni mostra un costante peggioramento dello stato ecologico delle comunità bentoniche locali; Gli organismi mostrano segni crescenti di stress e le colonie si stanno riducendo; Si registrano impatti profondi sulle specie più emblematiche dei fondali elbani, in particolare la gorgonia gialla (Eunicella cavolini) e la gorgonia rossa (Paramuricea clavata), colpite da diffuse necrosi; I biologi mettono in relazione diretta questo degrado con le persistenti e prolungate anomalie di temperatura registrate nei mari locali tra il 2023 e il 2024; I monitoraggi e le analisi innovative del DNA ambientale (eDNA) confermano anche all’Elba la proliferazione di specie termofile e aliene — come l’alga Caulerpa cylindracea — che alterano gli equilibri ecologici autoctoni.

Il report evidenzia come la mancanza di una tutela formale (come quella garantita dalle Aree Marine Protette) renda l’Elba ancora più fragile di fronte al riscaldamento globale. Sebbene le riserve marine non bastino da sole a fermare la crisi climatica — che richiede un taglio drastico delle emissioni — il caso dell’Isola d’Elba dimostra quanto l’assenza di tutele locali possa accelerare la perdita di biodiversità nei nostri mari.