Dal Venezuela all’Ucraina, dalla fuga dei cervelli alle riforme. Un incontro a 360° quello avvenuto venerdì 9 gennaio 2026 con la consueta conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni. Vediamo i punti principali.
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Politica interna: natalità, lavoro, riforme e sicurezza
Uno dei temi centrali è stato quello della denatalità, definita da Meloni una priorità costante di ogni Legge di bilancio. I numeri, ha ammesso, “non sono incoraggianti” e richiedono strumenti aggiuntivi, ma anche un cambio culturale. Il Governo ha scelto di concentrarsi in particolare sulle madri lavoratrici, con l’obiettivo di superare l’idea che la maternità rappresenti un ostacolo professionale. “Il lavoro non basta se non cambiamo un po’ la mentalità”, ha sottolineato, ribadendo la necessità di un welfare adeguato che renda davvero libera la scelta di avere figli.
Strettamente collegato è il tema della fuga dei cervelli, che la premier considera una priorità. Secondo Meloni, la causa principale resta quella salariale, soprattutto nei primi anni di carriera, ma pesa anche la percezione di un sistema che non premia il merito e le capacità.
Sul fronte previdenziale, la presidente del Consiglio ha respinto l’idea di un aumento dell’età pensionabile, ricordando che l’intervento del Governo ha evitato un incremento automatico di tre mesi nel 2027, riducendolo a un mese e azzerandolo per i lavori usuranti.
Ampio spazio anche ai temi sociali. Sul caso della famiglia che viveva nel bosco in Abruzzo, Meloni ha affermato che l’allontanamento dei minori dai genitori deve avvenire solo quando vi sia la certezza che i bambini stiano meglio altrove. Ha annunciato di aver chiesto al ministro Nordio un quadro complessivo sui minori sottratti alle famiglie e ha ricordato una proposta di legge per istituire registri specifici presso i tribunali e la Presidenza del Consiglio.
In materia di sicurezza, la premier ha parlato di “risultati che stanno arrivando” dopo anni di lassismo, pur riconoscendo che non sono ancora sufficienti. Ha difeso la solidità della maggioranza, definendo il Governo “uno dei più stabili tra le grandi democrazie europee”, nonostante i normali momenti di confronto interno.
Tra i dossier economici più complessi, Meloni ha citato quello dell’Ilva, eredità di tredici anni di difficoltà. L’obiettivo dell’esecutivo resta conciliare produzione, occupazione, tutela ambientale e sicurezza, mantenendo aperto il confronto con le parti sociali.
Sul piano delle riforme, la premier ha confermato il lavoro sulla riforma elettorale, auspicando un dialogo con l’opposizione per una legge che garantisca stabilità e consenta a chi vince di governare per cinque anni. Quanto al referendum sulla giustizia, la data più probabile indicata è quella del 22 e 23 marzo 2026, escludendo in ogni caso l’ipotesi di dimissioni in caso di bocciatura.
Infine, sull’emergenza abitativa, Meloni ha annunciato che il Piano Casa è in dirittura d’arrivo: l’obiettivo è mettere a disposizione circa 100 mila nuovi alloggi a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, al di fuori del circuito delle case popolari.
Politica estera: Stati Uniti, Europa, Africa e scenari di crisi
Ampia anche la parte dedicata alla politica estera, nella quale Meloni ha rivendicato un rafforzamento del peso internazionale dell’Italia, in particolare sul dossier immigrazione. Secondo la premier, la linea europea è stata “totalmente ribaltata” negli ultimi anni, passando dalla redistribuzione dei migranti a una strategia centrata sulla difesa dei confini, sui rimpatri e sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito.
Grande soddisfazione è stata espressa per il Piano Mattei per l’Africa, che nel 2025 ha visto un forte coinvolgimento dell’Unione europea. I Paesi partecipanti sono saliti da nove a quattordici e il progetto continuerà ad ampliarsi, anche in vista del prossimo summit Italia-Africa. Meloni ha parlato di un approccio fondato su una cooperazione “non paternalistica”, che starebbe riscuotendo gratitudine nei partner africani.
Sui rapporti transatlantici, la premier ha difeso il valore dell’Alleanza atlantica pur prendendo le distanze dalle affermazioni di Donald Trump sul diritto internazionale, che a suo giudizio va “ampiamente difeso”. Allo stesso tempo, ha escluso che gli Stati Uniti possano intraprendere azioni militari sulla Groenlandia, interpretando le dichiarazioni americane come un richiamo all’importanza strategica dell’Artico. In questo contesto, l’Italia presenterà a breve una propria strategia sull’Artico, in coordinamento con gli alleati.
Riguardo alla guerra in Ucraina, Meloni ha ribadito il no all’invio di soldati italiani, sostenendo che la pace si garantisce attraverso la deterrenza. Ha inoltre sottolineato come le proposte italiane stiano contribuendo a delineare le future garanzie di sicurezza per Kiev. Sui rapporti con la Russia, ha condiviso l’idea che l’Europa debba tornare a dialogare, evitando però iniziative in ordine sparso che finirebbero per favorire Vladimir Putin.
Il Medio Oriente resta una priorità: su Gaza, la premier ha ricordato l’impegno quotidiano dell’Italia, i 25 milioni di euro stanziati per l’assistenza alla popolazione e la disponibilità dei carabinieri a formare le prime forze di sicurezza palestinesi in Giordania, ribadendo il ruolo dell’Italia come partner affidabile nella regione.
Infine, Meloni ha toccato il tema del Venezuela, criticando le proteste contro il blitz statunitense e richiamando l’attenzione sulle condizioni drammatiche del Paese. Ha assicurato l’impegno costante del Governo per il rilascio degli italiani detenuti, sottolineando che l’esecutivo continuerà a lavorare “finché ogni famiglia non potrà riabbracciare i propri cari”.