Lunedì 13 aprile 2026, Peter Magyar ha tenuto la sua prima conferenza stampa da nuovo Presidente dell’Ungheria dopo la vittoria alle elezioni, nelle quali ha sconfitto l’ex Premier Viktor Orban.
Nel suo primo discorso pubblico davanti ai giornalisti, il leader di Tisza si è detto pronto a rappresentare “tutti gli ungheresi”, esortando anche il presidente a conferirgli “il prima possibile” il mandato per “formare il nuovo governo”.
A una domanda posta dall’Ansa, Magyar ha riferito:
“Non ho ancora parlato con Giorgia Meloni, ma sarò più che felice di farlo. Parlerò anche con Antonio Tajani. L’Italia è uno dei miei Paesi preferiti”, con l’Ungheria c’è un’alleanza “forte anche per ragioni storiche e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione.
Vorrei incontrare Meloni di persona, ha ottenuto grandi risultati partendo da condizioni difficili ed è riuscita a ristabilire la stabilità. Sta facendo un ottimo lavoro”, ha evidenziato, ribadendo che “se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orban non significa che non potremo avere altrettanto un buon rapporto”.
Tra i punti toccati durante la conferenza stampa, il nuovo Presidente ungherese ha anche risposto a una domanda sulla sua volontà di rimuovere il veto, posto da Orban, circa il prestito da 90 miliardi di euro dell’UE all’Ucraina.
“L’Ungheria ha ottenuto un opt-out (esenzione): otto partner dell’Ue lo hanno accettato e dicendo questo penso di aver risposto”.

Nel frattempo, il Cremlino ha fatto sapere che non si congratulerà con il vincitore delle elezioni ungheresi:
“L’Ungheria è un Paese non amico che sostiene le sanzioni contro Mosca” ha dichiarato Dmitry Peskov.
Magyar, dal canto suo, ha affermato:
“Non chiamerò Putin di mia iniziativa ma se parleremo gli chiederò di fermare cortesemente il massacro dopo quattro anni e porre fine a quella guerra, che non ha alcun senso nemmeno dal suo punto di vista, perché decine di migliaia di russi hanno perso la vita”.
Anche per quanto riguarda Trump, il leader di Tisza ha riferito che non lo chiamerà:
“Ma farò tutto il possibile, a prescindere da ciò che è successo in campagna elettorale, per essere buona alleata degli Stati Uniti”.