Si riaccende a Treviso il confronto sulla proposta di revocare i contributi comunali alle famiglie di minorenni coinvolti in episodi di illegalità. Dopo le perplessità espresse dal sindaco Mario Conte, che aveva definito l’ipotesi difficile da attuare, il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Raffaele Freda è tornato a sostenerne la fattibilità.
Secondo Freda, l’articolo 12 della legge 241 del 1990 stabilisce che sussidi e benefici debbano essere assegnati sulla base di criteri predeterminati dalle amministrazioni. Non esisterebbe quindi una disciplina unica per tutti i contributi: gli enti locali, sostiene il dirigente di Fratelli d’Italia, potrebbero definire condizioni specifiche per l’erogazione delle somme e prevedere un patto con i genitori.
La posizione di Fratelli d’Italia
Freda ha inoltre affrontato il tema dell’accertamento delle condotte contestate ai ragazzi. La misura, nella sua impostazione, non sarebbe una sanzione ma una revoca del sussidio per inadempimento, adottata anche prima di una verifica giudiziaria definitiva, sulla base di quanto previsto dal diritto amministrativo. L’argomento viene collegato alla responsabilità dei genitori e alla collaborazione richiesta alle famiglie per contribuire all’ordine e alla sicurezza.
Il presidente provinciale ha riconosciuto il problema dell’omogeneità dei criteri tra i diversi comuni, ma ha spiegato che l’obiettivo sarebbe estendere l’iniziativa a più amministrazioni possibile, fino ad arrivare a una disciplina nazionale. Sulla stessa linea si è schierato il capogruppo di Fratelli d’Italia a Treviso, Carlo Alberto Correale, secondo il quale a Legnago, nel Veronese, una misura analoga sarebbe già stata applicata.
Correale ha citato anche la proposta presentata al Senato dal senatore di Fratelli d’Italia Gelmetti. Una norma nazionale, a suo giudizio, servirebbe a promuovere un approccio uniforme e a responsabilizzare i genitori, ma non costituirebbe necessariamente l’autorizzazione formale per consentire oggi a un Comune di introdurre il cosiddetto patto genitoriale. L’ordine del giorno presentato a Treviso punta quindi a individuare il percorso amministrativo ritenuto più adeguato.
L’alternativa dell’opposizione
La proposta è stata contestata dalla consigliera comunale di opposizione Caterina Dozzo, della Lista De Nardi. Secondo Dozzo, i benefici comunali sono legati a condizioni di bisogno e fragilità e non possono trasformarsi in sanzioni indirette per i comportamenti dei figli. La consigliera ha inoltre sostenuto che colpire economicamente una famiglia già in difficoltà non produrrebbe effetti educativi.
L’opposizione ha presentato un ordine del giorno per riattivare e potenziare il progetto 118 educativo, nato nel 2025 dalla collaborazione tra Ulss 2 e Questura. L’iniziativa prevede percorsi individualizzati per giovani tra i 14 e i 21 anni destinatari di Daspo o ammonimento del Questore, oltre a interventi rivolti alle loro famiglie.
Dozzo ha rilevato che, secondo le informazioni disponibili, a un anno dall’annuncio nessuna persona né alcun nucleo familiare avrebbe ancora avuto accesso al servizio. La richiesta è quindi di verificarne il funzionamento, correggere gli eventuali problemi e garantire il coinvolgimento stabile del Comune, dei servizi sociali, delle politiche giovanili e della Polizia Locale, insieme a Ulss 2, Questura, scuole, associazioni e società sportive.
Per la consigliera, la prevenzione dovrebbe precedere gli episodi di cronaca e puntare sulla collaborazione tra istituzioni, famiglie e realtà educative. L’opposizione ha chiesto alla maggioranza di mettere da parte il confronto politico e approvare all’unanimità l’ordine del giorno.