Circa 30.000 persone hanno partecipato a Torino al corteo promosso dall’Usb in occasione dello sciopero generale. L’iniziativa ha riunito lavoratori, studenti, famiglie, rappresentanti sindacali e forze politiche per chiedere salari più alti, interventi contro il caro vita, tutela del diritto alla casa e allo studio, oltre a contestare il riarmo e la guerra. Lo slogan della manifestazione è stato Abbassate le armi, alzate i salari. Dal corteo, un manifestante ha sostenuto che i partecipanti fossero 100.000.
Il concentramento è avvenuto in piazza Palazzo di Città, davanti alla sede del Comune. La mobilitazione ha coinvolto anche uno spezzone studentesco partito da Palazzo Nuovo, con circa un migliaio di persone, e lavoratori di diversi settori, compresi quelli della logistica, della sanità, della scuola e della Leonardo. Gli organizzatori hanno contestato la destinazione di risorse all’industria bellica, chiedendo che siano impiegate per aumentare gli stipendi e rafforzare i servizi pubblici.
Le richieste su salari, casa e sanità
Durante il percorso sono stati esposti striscioni e cartelli contro il carovita. Tra i messaggi più ripetuti, Mangiare non è un lusso e la richiesta di trasferire le risorse destinate agli armamenti nelle buste paga. Dal microfono è stato denunciato il peso delle bollette e, in particolare, l’aumento del 60 per cento del teleriscaldamento, indicato dai manifestanti come una delle emergenze per le famiglie torinesi.
La sanità è stata un altro dei temi centrali. Igor Buda, delegato Usb Sanità, ha sostenuto che per una visita nel servizio pubblico siano necessari mesi di attesa, mentre chi può pagare riesce a ottenere un appuntamento in tempi più brevi. La richiesta avanzata è stata quella di aumentare i finanziamenti, le assunzioni e i diritti, ribadendo che la salute non deve essere considerata una merce. Studenti e lavoratori hanno inoltre lamentato la carenza di risorse per scuola e cultura e la precarietà occupazionale.
Il percorso e i momenti di tensione
Il corteo principale ha attraversato il centro e si è diretto verso Porta Palazzo e Barriera di Milano, con arrivo previsto in piazza Derna. In via Po si sono verificati momenti di tensione quando lo spezzone di Askatasuna ha cercato di unirsi alla manifestazione, entrando in contatto con il cordone della polizia. Successivamente il gruppo si è staccato dal percorso concordato con la questura e si è diretto verso Porta Susa. La polizia ha presidiato l’ingresso della stazione.
In mattinata, davanti al Comune, alcuni agricoltori hanno versato letame a pochi metri dai portici, collegando la protesta alla contestazione del riarmo e della trasformazione di Torino in una città legata alle aziende belliche. Le autorità avevano previsto un percorso fuori dal centro storico e disposto il divieto di utilizzare indumenti o maschere per coprire il volto, oltre a petardi, vetro, lattine e oggetti contundenti.
Alla manifestazione hanno partecipato anche esponenti politici, tra cui il deputato di Avs Marco Grimaldi e la deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Appendino ha invitato ad ascoltare le piazze, mentre Grimaldi ha criticato l’impatto del carovita sui risparmi e sui redditi di lavoratori e pensionati. Gli organizzatori hanno annunciato una nuova mobilitazione per il 7 novembre.