Internazionale

Starmer scioglie le riserve: no al Board of Peace. Uk mai così vicino all’Europa

Secondo Trump, il comitato ha il potenziale per diventare "uno degli organi più influenti mai creati"

Starmer scioglie le riserve: no al Board of Peace. Uk mai così vicino all’Europa

La politica di potenza inaugurata con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta mettendo in difficoltà l’Europa. L’iniziativa del Board of Peace, inizialmente concepita per supervisionare la pace a Gaza, sta evolvendo in qualcosa di più ampio, una sorta di “ONU parallela” che Trump stesso ha dichiarato potrebbe rendere obsolete le Nazioni Unite.

Un progetto che ha suscitato forti reazioni, creando imbarazzo anche nei confronti dei governi europei storicamente più vicini agli Stati Uniti, come quello italiano.

Nelle ultime ore anche il leader del Labour Party, Sir Keir Starmer, ha preso una posizione chiara: non parteciperà alla cerimonia di firma del Board of Peace promossa da Trump. La sua decisione arriva a seguito delle forti preoccupazioni legate all’inclusione di Vladimir Putin nell’iniziativa, visto come un affronto all’idea stessa di “pace”.

Starmer scioglie le riserve: no al Board of Peace. Uk mai così vicino all'Europa
Keir Starmer con Donald Trump

La posizione del Regno Unito

L’evento ha visto Trump firmare il documento che sancisce la creazione del Board of Peace, un organismo che, sebbene nato con l’intento di focalizzarsi sulla ricostruzione della Striscia di Gaza, ha poi assunto una dimensione più ampia, con l’ambizione di svolgere un ruolo di mediazione in vari conflitti internazionali, quasi a sostituirsi a un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Fra i partecipanti alla cerimonia c’era anche Tony Blair, ex primo ministro britannico, la cui presenza ha suscitato non poche polemiche, anche per la sua nomina al Board.

Il Ministro degli Esteri britannico ha confermato che il Regno Unito non parteciperà alla cerimonia di firma, sottolineando l’importanza della preoccupazione riguardo alla presenza di Putin in un’iniziativa dichiarata “per la pace”.

“Abbiamo preoccupazioni riguardo alla presenza del presidente Putin in qualcosa che si sta dichiarando un progetto di pace”, ha dichiarato, ribadendo che la questione ha implicazioni legali più ampie. La parlamentare Lisa Cooper ha commentato: “Non saremo firmatari oggi, perché si tratta di un trattato legale che solleva questioni molto più ampie”.

Inoltre, il Regno Unito ha espressamente manifestato dubbi anche sul fatto che un organismo come il Board of Peace, voluto da Trump, possa andare oltre Gaza e diventare una struttura alternativa all’ONU. Un concetto che potrebbe creare rivalità tra le due entità, come ha sottolineato anche Keir Starmer.

Il punto di vista della Francia, dell’Italia e della Germania

La Francia è stata la prima a sfilarsi pubblicamente dal Board of Peace, con la decisione di non partecipare alla cerimonia di firma, seguita dal governo italiano, che ha espresso una posizione simile.

La premier italiana, Giorgia Meloni, ha dichiarato che l’Italia non aderirà al progetto. La motivazione ufficiale è legata all’articolo 11 della Costituzione italiana, che stabilisce che l’Italia può far parte di organizzazioni internazionali per la pace solo in condizioni di parità con gli altri Stati.

Meloni ha spiegato: “L’Italia può realizzare un ruolo unico nel piano di pace per il Medio Oriente, ma non considererei una scelta intelligente quella di autoescludersi da un organismo interessante”.

Tuttavia, la premier ha anche sottolineato che la presenza di Putin nel Board è “una questione politica”. “In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi”, ha aggiunto, ricordando che la Russia siede nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e nel G20. Nonostante le sue riserve, Meloni ha mantenuto una posizione di apertura, evitando di assumere una posizione troppo drastica contro l’iniziativa.

Starmer scioglie le riserve: no al Board of Peace. Uk mai così vicino all'Europa
Giorgia Meloni e Donald Trump

Anche la Germania, attraverso il cancelliere Friedrich Merz, ha deciso di non partecipare al Board of Peace, facendo intendere chiaramente che le implicazioni politiche e legali dell’iniziativa non sono in linea con gli interessi europei.

La Norvegia ha preso una decisione simile, con i suoi rapporti con Trump che si sono deteriorati dopo che il presidente americano ha espresso risentimento per non aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Le adesioni al Board of Peace

Se l’Europa ha mostrato un netto distacco dall’iniziativa, diversi altri Paesi, tra cui quelli con forti legami con gli Stati Uniti, hanno accettato l’invito a far parte del Board of Peace. Il Cremlino ha confermato di aver ricevuto l’invito e ha dichiarato di “studiare i dettagli” dell’iniziativa, anche se il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha precisato che la Russia condiziona il suo impegno al trasferimento degli asset russi congelati negli Stati Uniti.

A partecipare, tra gli altri, ci sono Israele, con il premier Benjamin Netanyahu che ha accettato di entrare nel consiglio, e numerosi Paesi del Medio Oriente: Arabia Saudita, Egitto, Qatar, Turchia, Giordania, e Emirati Arabi Uniti, che hanno formato una “coalizione” di Stati musulmani favorevoli alla creazione del Board. Altri Paesi che hanno accettato l’invito includono Argentina, Ungheria, Bielorussia, Azerbaigian, Vietnam e Marocco.

In totale, sono 20 i Paesi che hanno confermato la loro adesione al Board of Peace, secondo la lista diffusa dai media americani.

Trump, nel frattempo, ha difeso l’iniziativa, dicendo che “quando l’America prospera, il mondo prospera”, e che il Board ha il potenziale per diventare “uno degli organi più influenti mai creati”. Nonostante ciò, la sua proposta di creare un’ONU alternativa continua a sollevare preoccupazioni, in particolare riguardo alla sua capacità di minare l’efficacia e l’autorità dell’ONU stessa.