Si accende il confronto politico sulla nascita della società in house tra il Comune di Rapallo e quello di Portofino. Ad intervenire è Andrea Carannante, consigliere di opposizione, che affida a una lunga nota una critica articolata all’operazione, definita non come una scelta strategica ma come il tentativo di trasformare in successo mediatico una vicenda amministrativa controversa:
“La vicenda della società in house tra il Comune di Rapallo e il Comune di Portofino non rappresenta una scelta strategica. Rappresenta, piuttosto, la certificazione di un fallimento amministrativo che oggi si tenta di trasformare in successo mediatico.
È un fatto preciso: il Comune di Rapallo aveva già commissionato e pagato con risorse pubbliche uno studio tecnico sulla fattibilità di una propria società in house. Quello studio evidenziava criticità rilevanti sotto il profilo economico, organizzativo e di sostenibilità, mettendo in dubbio la convenienza dell’operazione.
Quello studio è stato ignorato.
Non superato con un nuovo piano industriale.
Non confutato con una contro-analisi comparativa.
Semplicemente accantonato.
Oggi, a distanza di quasi due anni, si ripropone la medesima operazione sotto una veste diversa: l’accordo con Portofino. Ma questa non è una svolta. È un ripiego.
L’intesa con Portofino solleva interrogativi ancora più seri.
Portofino ha dimensioni, struttura amministrativa e carichi di servizio radicalmente diversi rispetto a Rapallo. È quindi legittimo chiedersi:
Qual è la ripartizione delle quote societarie e dei conferimenti?
Chi sosterrà concretamente i costi di struttura (organi societari, revisori, personale amministrativo)?
In che modo sarà garantito il controllo analogo congiunto richiesto dalla normativa?
È dimostrata la reale convenienza economica rispetto a una gara pubblica?L’in house providing è una deroga al principio dell’evidenza pubblica. È legittima solo in presenza di presupposti rigorosi: controllo analogo effettivo, attività prevalente svolta per gli enti soci, motivazione rafforzata sulla convenienza economica.
Senza un piano industriale dettagliato, senza uno studio comparativo aggiornato, senza un’analisi trasparente dei costi e dei rischi, l’operazione si espone a seri profili di illegittimità e a possibili rilievi da parte della Corte dei Conti.
La domanda politica è semplice:
questa società serve davvero ai cittadini di Rapallo o serve a coprire l’incapacità di costruire un modello organizzativo efficiente?
In quasi due anni questa amministrazione non è stata in grado di costituire una propria società. Non è stata in grado di chiarire il modello. Non è stata in grado di dimostrarne la sostenibilità. Oggi tenta di presentare un accordo tardivo come una scelta di visione.
Non lo è.
È l’ennesimo esempio di una gestione fatta di annunci, rinvii e inversioni di rotta.
Per questo motivo verrà presentata immediata richiesta di accesso agli atti su statuto, patti parasociali, piano economico-finanziario, studio di fattibilità e pareri dei revisori. In assenza di presupposti solidi, sarà valutato un esposto all’ANAC per la verifica della legittimità dell’affidamento e, qualora emergano profili di danno erariale, la trasmissione della documentazione alla magistratura contabile.
Noi di Libera Rapallo e di Unione Popolare lo abbiamo annunciato chiaramente nell’ultimo Consiglio comunale.
Da oggi cambia il metodo.
Non ci sarà più alcuna indulgenza politica.
Non ci sarà più alcuna fiducia preventiva.
Ogni delibera sarà studiata riga per riga.
Ogni atto sarà verificato nel merito.
Ogni scelta sarà sottoposta a controllo tecnico, giuridico e contabile.
Vi staremo alle calcagna su ogni provvedimento.
Useremo tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione dell’opposizione.
Non per ostruzionismo sterile, ma per tutela rigorosa dell’interesse pubblico.
È finito il tempo della narrazione.
Adesso inizia il tempo della responsabilità.
E per questa amministrazione non sarà una stagione semplice”.