Settimo Torinese (TO)

Luca Rivoira detta la linea al Consiglio comunale

Il presidente richiama i gruppi di maggioranza e di minoranza. E si smarca dal dopo Piastra

Luca Rivoira detta la linea al Consiglio comunale

Il presidente Luca Rivoira detta la linea al Consiglio comunale. E non risparmia qualche stoccata sia ai gruppi di maggioranza che d’opposizione.

Luca Rivoira detta la linea

Inizia un nuovo anno di lavoro anche per il Consiglio comunale. Archiviate le feste, è il presidente Rivoira sulle colonne de La Nuova Periferia ad indicare la rotta per il 2026 e ad illustrare alcune novità. Rivoira non si sbottona, invece, sul dopo Piastra. «È prematuro parlarne», taglia corto il presidente, senza confermare – ma neanche smentire – la sua possibile candidatura a sindaco.

Presidente, uno degli ultimi impegni istituzionali è stata l’assemblea di Anci sul ruolo del Consiglio. Quale è il lavoro da fare per ridare centralità ai consiglieri?

«Anci Piemonte ha riattivato la Consulta dei presidenti dei Consigli comunali dopo anni e io sono stato tra i primi a voler ripartire con questa attività. L’obiettivo è aggiornare sia gli statuti che i regolamenti comunali. Questo permetterà di identificare compiti aggiuntivi per i consiglieri e di dare loro maggiore centralità».

Da tempo, in città, si parla della figura del consigliere delegato. È un’opzione che state valutando?

«È uno dei punti. A Settimo ancora non c’è ma in molti Comuni è una figura utilizzata. Personalmente sono molto a favore perché credo possa essere un valore aggiunto sia per il Consiglio ma anche per la Giunta stessa. È un’azione che va a supporto dell’assessore e del sindaco. Non si sostituisce ma può diventare un elemento importante».

Non rischia di diventare una presenza “ingombrante” per gli assessori?

«Come vale per tutto, bisogna solo abituarsi al cambiamento. Quello del consigliere delegato è un ruolo di approfondimento non di esercizio della delega. Non può portare delibere o fare impegni di spesa ma ha un carattere di studio, di specializzazione. Il fatto che un consigliere possa approfondire un determinato progetto aiuta il lavoro dell’assessore e responsabilizza chi è in Consiglio. L’effetto è proprio quello di voler far crescere il Consiglio ed è uno dei temi centrali che ho indicato fin da inizio mandato».

Dopo un anno e mezzo, se dovesse fare una tirata di orecchie ai consiglieri cosa direbbe? Cosa le è piaciuto di meno?

«Vedo che buona parte del dibattito viene fatto sui social e molto poco in aula. Preferisco che il dibattito inizi in aula e finisca fuori. Il Consiglio deve essere l’inizio di un iter, non può essere la fine. E poi c’è anche un altro tema».

Quale?

«Mi spiace che si dibatta tanto su documenti molto politici e poco sui temi amministrativi. Rispetto a questo, ho fatto degli incontri con tutti i gruppi sia di minoranza che di maggioranza e ho chiesto lo sforzo di crescere dal punto di vista amministrativo. Se maggioranza e minoranza crescono insieme, cresce la forza dell’Amministrazione presente ma anche quella futura».

In Consiglio si è trovato anche Lei a dover fare gli “straordinari” per ristabilire l’ordine in aula. Pensa di essere stato a volte troppo rigoroso o, viceversa, troppo flessibile? Un esempio può essere l’interrogazione della cittadina Sarah Trovato.

«Cerco di essere il più rigoroso possibile. Rispondo con una battuta: se faccio scontenta la maggioranza e l’opposizione, ho fatto bene il mio ruolo».

E ha scontentato entrambi in questo anno e mezzo?

«Sì, assolutamente ma sempre nel rispetto del regolamento. Se un cittadino, in un’interrogazione, fa più domande e la risposta non può stare in un minutaggio prefissato, concedere un minuto in più all’assessore è solo buon senso».

Nell’ultimo opuscolo del Pd, nonostante ricopra il ruolo di Presidente, parla di disavanzo. Come mai?

«Ho ripreso l’intervento che avevo fatto anche in Consiglio. È un passaggio importante che non era stato raccontato dagli altri consiglieri e l’ho fatto io».

Insomma, non si sente ancora un po’ anche assessore al bilancio?

«No, assolutamente. Conosco bene quella delega ma in questo momento è ottimamente amministrata».

Domanda delle domande. Il suo nome continua ad essere tra i candidati per il dopo Piastra. Ci sta pensando?

«Il nome è la punta dell’iceberg. Il punto non è chi, ma cosa vogliamo per i prossimi 10 anni dopo Piastra. Ora credo sia prematuro parlare di nomi».