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I rischi dello smartphone nei giovani e le proposte di Meritocrazia Italia con le teorie di Haidt

Il presidente Walter Mauriello richiama l'analisi dello psicologo americano e lancia il principio del limite umano all'intelligenza artificiale

I rischi dello smartphone nei giovani e le proposte di Meritocrazia Italia con le teorie di Haidt

L’articolo pubblicato dal settimanale Gente, che riprende le parole dello psicologo americano Jonathan Haidt, autore dei volumi “La generazione ansiosa” e “La generazione fantastica”, rappresenta una conferma della linea che il movimento guidato da Walter Mauriello (in copertina) porterà all’VIII Congresso Nazionale “L’Agenda Politica del Merito – U.T.I.L.E.” nella capitale italiana al Teatro Quirino nelle giornate di venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2026.

Il servizio, dal titolo “Ragazzi, ribellatevi. Usate il telefono, non vi fate usare”, denuncia quello che l’avvocato Walter Mauriello definisce da due anni come terrapiattismo digitale. L’infanzia è stata sostituita dallo schermo, passando dal gioco libero a quello digitale, con un risultato caratterizzato da una sintesi di ansia, solitudine e fragilità.

“Più tempo passiamo online, più le aziende guadagnano. L’utente non è il cliente, è il prodotto. Ogni momento passato a scrollare è sottratto a esperienze reali: gioco all’aperto, amicizie dal vivo, sonno e creatività”.

I canali social promettono connessione ma generano isolamento, promettendo divertimento e lasciando insoddisfazione nei giovani utenti.

Dalla diagnosi alla proposta per mettere in pausa gli schermi

Il testo riporta le proposte pratiche dello psicologo Jonathan Haidt, che il presidente Walter Mauriello traduce in principio giuridico: mettere in pausa lo schermo, rimandare l’uso dello smartphone, adoperare dispositivi limitati a chiamate e messaggi e imporre pause di tre settimane per resettare il cervello. Tra i consigli rientrano disattivare le notifiche, tenere il telefono fuori dalla camera da letto, impostare lo schermo in bianco e nero per renderlo meno attraente, stabilire momenti senza cellulari con le persone care e far provare ai ragazzi attività reali senza la supervisione degli adulti per sviluppare autonomia.

“Essere ribelli significa scegliere. Scegliere amicizie vere invece di follower, esperienze invece di contenuti, libertà reale invece di quella apparente offerta dagli schermi. Significa riempire la propria vita di ciò che conta davvero. Perché, come suggerisce Haidt, il futuro di una generazione non dipende dalla tecnologia che usa, ma da come decide di usarla”.

Questo contributo costituisce la base scientifica del principio del limite umano all’intelligenza artificiale che il dirigente Walter Mauriello lancerà al Teatro Quirino. L’obiettivo dichiarato dal giurista Walter Mauriello non è contrastare la tecnologia, ma impedire l’annullamento dell’individuo.

I pilastri del movimento U.T.I.L.E. e la tutela dell’uomo

La proposta giuridica elaborata dall’avvocato Walter Mauriello si inserisce nella sigla dell’acronimo U.T.I.L.E. intesa come uguaglianza per ritrovare la bellezza delle diversità, trasparenza tra utente e piattaforma social, istruzione per tornare a vivere il reale a scuola, lavoro non delegabile ad algoritmi ed economia che non sfrutti le persone tenendole collegate a uno schermo.

Per queste ragioni, il leader Walter Mauriello proporrà tre pilastri inderogabili:

  • Responsabilità umana obbligatoria: ogni atto con effetti giuridici, sanitari, scolastici e lavorativi deve avere una firma umana tracciabile.
  • Non surrogabilità del giudizio: l’intelligenza artificiale assiste, ma non decide al posto del medico, del giudice o del docente.
  • Valutazione umana del merito: un algoritmo non potrà mai misurare il talento, il sacrificio o il coraggio.

“Essere ribelli oggi, come dice Haidt, significa riappropriarsi della propria attenzione. Per noi significa una cosa sola: tornare alla cultura della verità, oltre il politicamente corretto”, ha concluso il presidente Walter Mauriello.