Lecco (LC)

Giustizia riparativa, Lecco tra le prime sedi riconosciute dal Ministero

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Giustizia riparativa, Lecco tra le prime sedi riconosciute dal Ministero

Il territorio lecchese entra ufficialmente tra le sedi riconosciute dal Ministero della Giustizia per l’attivazione di un Centro di giustizia riparativa. Il riconoscimento è stato al centro dei lavori della Terza Commissione consiliare, riunita martedì 21 gennaio 2026 nel salone consiliare del Comune di Lecco.

Giustizia riparativa, Lecco tra le prime sedi riconosciute dal Ministero

Un traguardo importante, che colloca Lecco tra le prime realtà in Italia a ottenere l’autorizzazione ministeriale, frutto di un percorso lungo e articolato, nato ben prima dell’introduzione della riforma Cartabia. Come emerso nel corso della commissione, il lavoro sul territorio affonda infatti le radici nel 2012, grazie all’impegno di cittadini attivi e di una rete plurale di soggetti istituzionali e sociali che hanno avviato i primi momenti di riflessione sul tema della gestione dei conflitti.

Nel tempo, la giustizia riparativa è entrata anche nel Piano di Zona, presentato in Consiglio comunale nel 2022, a conferma di una visione che va oltre il solo ambito penale. “Non tutto si traduce in un processo o in una condanna – è stato sottolineato – ma esistono fatiche, conflitti e fratture sociali che non hanno rilevanza penale immediata, pur creando le condizioni per situazioni più gravi”. Uno sguardo che il territorio lecchese ha fatto proprio da anni, anche attraverso iniziative di partecipazione civica come il Festival “Piazza dell’Innominato”.

Il riconoscimento ministeriale non è stato automatico. Pur avendo i requisiti, Lecco non era inizialmente inserita tra le sedi individuate. Solo dopo un confronto diretto e la presentazione delle pratiche attivate sul territorio, il Ministero della Giustizia ha riconosciuto che il lavoro svolto dalle istituzioni locali possedeva tutte le caratteristiche necessarie per erogare il nuovo servizio.

A illustrare nel dettaglio il percorso è stata Bruna Dighera, psicologa giuridica, che ha ripercorso le tappe fondamentali: un processo costruito dal basso, con il Comune di Lecco come ente capofila, interventi comunitari nelle scuole e nel tessuto sociale e, in parallelo, la sottoscrizione di una convenzione tra Comune, Tribunale di Lecco e Università dell’Insubria. Un protocollo che disciplina obblighi, finalità e requisiti, sostenuto anche dalla presidente del Tribunale, e che ha portato al riconoscimento dei mediatori lecchesi nell’albo del Ministero.

Oggi Lecco può contare su sei mediatori iscritti all’albo ministeriale e su un formatore riconosciuto. Un patrimonio di competenze che ha già attirato attenzione anche oltre i confini nazionali. “Dieci giorni fa – ha raccontato Dighera – siamo stati contattati da Crans-Montana: la direttrice del Forum europeo ha indicato Lecco come esperienza di riferimento”. Un riconoscimento europeo che, è stato precisato, non ha nulla di autocelebrativo, ma testimonia la solidità di un lavoro durato 14 anni.

Nel corso del tempo la giustizia riparativa a Lecco ha operato sia sul fronte penale, accompagnando vittime e autori di reato anche in casi molto gravi, sia sul fronte sociale, in particolare nelle scuole. Durante il periodo del Covid sono stati utilizzati strumenti come i circle, per affrontare traumi, conflitti e fratture relazionali, in contesti in cui spesso “le persone non parlano più”.

Sul piano amministrativo, l’assessore Emanuele Manzoni ha spiegato che si è ancora in attesa della controfirma del protocollo e della successiva nota di pagamento. “Le tempistiche della riforma Cartabia sono state lunghe – ha sottolineato – ma l’importante è fare le cose bene”.

Un ruolo centrale lo avrà anche l’Università dell’Insubria, individuata come ateneo territorialmente competente per la formazione: la riforma prevede infatti che la parte teorica sia svolta in ambito universitario, mentre quella pratico-applicativa venga realizzata direttamente dai centri, riconoscendo il valore dell’esperienza sul campo. In Lombardia i centri riconosciuti sono sette, tra cui Lecco, Milano, Como e Monza.

Un risultato che certifica un modello costruito nel tempo e che, come è stato ricordato in Commissione, nasce da un modo di “stare insieme” che ha attecchito prima nelle relazioni che nelle norme, rendendo Lecco un territorio pronto ad accogliere e sviluppare la giustizia riparativa.