Dopo l’emersione di presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’inchiesta sulla pista di gokart di via Cesare Diana, a Ferrara, il caso si sposta anche sul piano politico e amministrativo. L’impianto è stato sequestrato nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Al centro del confronto ci sono ora i controlli svolti dal Comune e le modalità con cui è stata affidata la concessione della struttura.
I dubbi sull’iter della concessione
A sollevare interrogativi è Marzia Marchi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale. La consigliera contesta l’iter seguito dagli uffici e chiede di verificare se, nella procedura, siano stati valutati in modo adeguato la consistenza e i requisiti del soggetto risultato assegnatario. Marchi richiama inoltre la decisione dell’amministrazione di istituire un gruppo di lavoro interno per accertare la correttezza amministrativa della concessione.
Secondo la ricostruzione illustrata dalla capogruppo, l’associazione sportiva Xbikes 2.0 Circuit è stata costituita il 21 febbraio 2023. Il 16 aprile 2024 l’amministrazione avrebbe approvato gli indirizzi per l’affidamento dell’impianto, incaricando il Servizio Sport di predisporre la procedura competitiva. L’avviso pubblico sarebbe stato protocollato e diffuso il 28 giugno 2024, con scadenza fissata al 19 luglio. La concessione decennale è stata poi formalizzata dalla Giunta il 4 ottobre 2024.
È proprio sulla tempistica e sui criteri di valutazione che Marchi concentra le proprie domande. La consigliera si chiede come sia stato possibile non attivare verifiche più approfondite nei confronti di una realtà che, al momento della pubblicazione della gara, aveva una storia limitata, non disponeva di un bilancio consolidato e non vantava, secondo la sua ricostruzione, una comprovata esperienza nella gestione di impianti sul territorio.
Nel mirino finisce anche la natura associativa senza scopo di lucro. Per la capogruppo del M5S, il fatto che un soggetto sia qualificato come no profit non può essere considerato, da solo, una garanzia sufficiente per l’affidamento di beni pubblici. Marchi sollecita quindi controlli più stringenti sui partecipanti alle procedure per la gestione degli impianti comunali, con particolare attenzione alla loro struttura e ai soggetti che li rappresentano.
Il nodo dei dirigenti a termine
Il passaggio più politico dell’intervento riguarda il ricorso ai dirigenti assunti con contratti a tempo determinato ai sensi dell’articolo 110 del Testo unico degli enti locali. Marchi sostiene che l’impiego di queste figure possa porre un problema di autonomia della struttura tecnica rispetto agli organi politici, soprattutto quando gli incarichi riguardano funzioni considerate strategiche o delicate.
Secondo la consigliera, la precarietà contrattuale rischia di rendere i dirigenti più esposti alle scelte del vertice politico, incidendo sulla loro indipendenza nelle attività amministrative. Il tema, afferma, è stato già sollevato in Consiglio comunale in relazione all’aumento del ricorso a incarichi fiduciari a termine. Gli uffici, sostiene Marchi, devono poter svolgere verifiche e procedure con piena autonomia, anche quando le loro valutazioni non coincidano con gli indirizzi degli amministratori.
Il Movimento 5 Stelle annuncia che seguirà l’attività del gruppo di lavoro istituito dal Comune. Marchi chiede che l’accertamento non si limiti a individuare eventuali responsabilità dei funzionari, lasciando fuori il ruolo degli organi politici. La richiesta conclusiva è duplice: rafforzare i controlli prima dell’affidamento dei beni pubblici e rivedere il ricorso agli incarichi dirigenziali fiduciari a tempo determinato nei settori più sensibili.