La Camera dei Deputati ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sul decreto Ucraina con 207 voti favorevoli e 119 contrari. I presenti erano 330, i votanti 326, con 4 astenuti e maggioranza fissata a 164. Il via libera ha però aperto un nuovo fronte di tensione politica nel centrodestra per la posizione assunta dai deputati di Futuro Nazionale per Vannacci, che hanno votato sì alla fiducia ma annunciato voto contrario sul merito del provvedimento.
Fiducia al Governo sul decreto Ucraina: i numeri del voto
Il Governo ha incassato la fiducia alla Camera sul decreto relativo all’Ucraina grazie a una maggioranza ampia. Il risultato certifica la tenuta dell’Esecutivo, ma il dibattito politico si è concentrato soprattutto sulla scelta dei parlamentari vicini all’ex generale Vannacci di sostenere la fiducia pur dichiarando contrarietà al contenuto del decreto.
Una dinamica resa possibile dal regolamento di Montecitorio, che prevede due votazioni distinte: una sulla fiducia e una sul provvedimento. Diverso il meccanismo previsto al Senato, dove il voto è unico.
La posizione dei vannacciani: sì alla fiducia, no alle armi a Kiev
Dai banchi di Futuro Nazionale per Vannacci è stata ribadita una linea politica netta contro l’invio di armi all’Ucraina. Gli esponenti del nuovo soggetto politico hanno rivendicato la loro collocazione nell’area della destra e la volontà di mantenere una posizione autonoma sul dossier Kiev.
“Siamo un partito di destra, destra forte, e sappiamo in quale perimetro collocarci”, spiegano, confermando il deposito di ordini del giorno per bloccare le forniture di armamenti a Zelensky e privilegiare un approccio diplomatico. Pur votando la fiducia al governo, il gruppo ha annunciato voto contrario sul testo del decreto.
Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale per Vannacci, ha parlato di un passaggio destinato a incidere sugli equilibri della coalizione:
“Da oggi il centrodestra non sarà più lo stesso. Votiamo sì alla fiducia: se fossimo all’opposizione non lo avremmo fatto. Sosterremo la maggioranza ogni volta che ci saranno decreti che condividiamo”.
Sasso ha anche sottolineato che il partito è appena nato e non esprime incarichi di governo:
“Non siamo noi che faremo perdere le elezioni al centrodestra. Pensiamo a riportare gli italiani al voto: i sondaggi dicono che peschiamo molto nell’astensionismo”.
Marattin: “Alla Camera doppio voto, al Senato no”
Sulla scelta tecnica di votare sì alla fiducia e no al decreto è intervenuto anche Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, che ha chiarito il quadro regolamentare: alla Camera le votazioni sono separate, mentre a Palazzo Madama il voto sarà unico.
“Il giochino di votare sì alla fiducia e no al provvedimento lo si può fare solo alla Camera”, ha spiegato, ricordando che al Senato “con un solo voto esprimi il tuo parere sul provvedimento e sulla fiducia al governo”.
La critica della Lega: “Tentativo buffo di salvare l’immagine”
Dura la reazione della Lega. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha attaccato la scelta dei vannacciani definendola contraddittoria:
“Più che futurismo è trasformismo. È un buffo tentativo di salvare l’immagine”.
Secondo Molinari, la posizione è incoerente:
“Se fai un partito contro il Governo di Centrodestra perché sostiene Kiev e poi al primo voto voti la fiducia su quel provvedimento, ti contraddici“.
Il capogruppo leghista ha rivendicato la linea del suo partito:
“Noi abbiamo sempre votato i provvedimenti a sostegno di Kiev, pur con distinguo”.
L’attacco del M5S: “Vergognoso usare il conflitto per guerre interne”
Critiche anche dal Movimento 5 Stelle. Il deputato Francesco Silvestri ha parlato di scelta opportunistica:
“I vannacciani votano la fiducia al governo Meloni? Sono scappati prima di arrivare. È vergognoso vedere la maggioranza usare la tragedia del conflitto ucraino per una guerra intestina di poltrone”.
Silvestri ha ribadito la linea M5S contro l’invio di armi e a favore di un negoziato immediato:
“Chi ha abbaiato e poi si è piegato a votare l’ennesima fiducia dovrebbe non parlare più né di coraggio né di coerenza”.
Prossimo passaggio al Senato
Il decreto Ucraina proseguirà ora il suo iter al Senato, dove il regolamento prevede un voto unico su fiducia e provvedimento. Un passaggio che potrebbe rendere più difficile replicare la strategia adottata alla Camera dai vannacciani e riaprire il confronto politico nella maggioranza.