Varese (VA)

Da Varese, Capriolo: «La generazione non ha perso»

Il rappresentante dem critica l’approccio repressivo e richiama salari, abitazioni, ricerca, mobilità e conflitti internazionali.

La violenza registrata a Milano va condannata, ma non può esaurire il dibattito sulle proteste del 17 ottobre. È questa la posizione espressa da Matteo Capriolo, consigliere comunale del Partito democratico a Varese, in una lettera indirizzata al direttore e dedicata al confronto avviato dal consigliere Angei.

Capriolo riconosce la gravità delle vetrine infrante, dei negozi saccheggiati e della paura vissuta da chi lavora nelle strade coinvolte. Allo stesso tempo, sostiene che fermarsi agli episodi di disordine significhi trascurare le ragioni per cui, in molte città, decine di migliaia di ragazzi hanno manifestato pacificamente per la scuola, la pace e il futuro.

Il disagio oltre le piazze

Nella sua analisi, il consigliere respinge l’idea che la sua generazione abbia perso. A suo giudizio, i giovani non sarebbero apatici o privi di obiettivi, ma avrebbero ricominciato a mobilitarsi di fronte a condizioni sociali ed economiche considerate sempre più difficili. Capriolo definisce violenza sociale il fatto di lavorare senza riuscire a sostenersi: cita il calo del 6,6 per cento delle retribuzioni reali in Italia nell’arco di 35 anni e il divario tra gli stipendi degli under 35 e quelli dei lavoratori over 55.

Tra i problemi indicati nella lettera c’è anche il costo dell’abitare. A Milano, scrive Capriolo, per un appartamento di 70 metri quadrati servono in media circa 1.570 euro al mese. Una spesa che, secondo il consigliere, spinge molti giovani a rinunciare a vivere nella città in cui lavorano o a rimandare la formazione di una famiglia.

Un altro capitolo riguarda la ricerca e l’emigrazione. Capriolo sostiene che i ricercatori italiani siano sottopagati e costretti a trasferirsi all’estero. Richiama inoltre il dato di circa 560mila giovani partiti dall’Italia in dieci anni, presentandolo come il segno di condizioni di vita e di lavoro ritenute insufficienti.

La critica alle risposte istituzionali

Nella lettera trovano spazio anche i trasporti e il costo della vita. Il consigliere, che dichiara di essere pendolare, parla di treni in ritardo, soppressi o sovraffollati e cita il prezzo della benzina, indicato sopra i due euro al litro. Collega quindi il disagio economico alle richieste di pace e alla situazione di Gaza, sostenendo che chi manifesta contro le guerre non dovrebbe essere considerato parte del problema.

La critica si rivolge infine alla risposta del Governo. Capriolo cita l’ottavo decreto sicurezza in quattro anni, con misure come gli arresti differiti, il fermo preventivo per i minorenni e l’aumento della presenza militare nelle strade. Secondo il consigliere, alla rabbia giovanile si risponderebbe soprattutto con la repressione, invece che con l’ascolto e la prevenzione.

La conclusione rilancia la necessità di affrontare il disagio attraverso salari dignitosi, casa, ricerca, lavoro stabile e trasporti efficienti. Capriolo ribadisce così il dissenso rispetto alla definizione di una generazione sconfitta, pur mantenendo ferma la condanna di ogni atto di distruzione e di disordine.