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Cosa è il Board per la pace di Trump, chi partecipa e la posizione dell’Italia

L'ultima adesione arrivata è quella di Israele, ma non mancano le perplessità sotto vari aspetti

Cosa è il Board per la pace di Trump, chi partecipa e la posizione dell’Italia

Il Board of Peace è una nuova iniziativa internazionale promossa dal  presidente Usa Donald Trump, concepita come organismo di governance e ricostruzione post-conflitto per la Striscia di Gaza. La proposta, annunciata nel gennaio 2026, ha suscitato grande attenzione e numerose polemiche a livello diplomatico.

Cos’è il Board of Peace

Lanciato come parte di un piano di pace a Gaza, il Board of Peace ha l’obiettivo di:

  • Promuovere stabilità e governance nei territori colpiti da conflitti;
  • Coordinare la ricostruzione e la gestione amministrativa della Striscia di Gaza;
  • Gestire questioni di sicurezza, disarmo e transizione post-bellica.

Il Board è guidato direttamente da Donald Trump, con un forte controllo statunitense, e include membri selezionati tra leader politici, diplomatici ed economici di vari Paesi. Tra i nomi annunciati figurano Jared Kushner, Marco Rubio e Tony Blair.

L’iniziativa si differenzia dalle organizzazioni multilaterali tradizionali come l’ONU perché richiede contributi finanziari consistenti per ottenere lo status permanente, creando un modello di partecipazione “pay-to-play”.

Paesi che hanno aderito

Finora, solo 7-8 Paesi hanno confermato la loro partecipazione:

  • Emirati Arabi Uniti (UAE)
  • Marocco
  • Vietnam
  • Ungheria
  • Kazakistan
  • Argentina
  • Bielorussia.

L’ultima adesione sarebbe quella di Israele, mentre Stati come Canada, Russia, India, Pakistan, Turchia e molti Paesi europei stanno ancora valutando la partecipazione. Alcuni, come ad esempio la Francia, hanno rifiutato formalmente di aderire. Non senza la reazione piccata di Trump, che ha così liquidato Macron:

“Non lo vuole nessuno, tanto il suo incarico scadrà presto”.

Le adesioni restano fluide e possono aggiornarsi rapidamente in base a negoziati e decisioni diplomatiche.

La posizione dell’Italia

L’Italia non parteciperà formalmente al Board of Peace. Secondo quanto riportato da Reuters e Corriere della Sera, per ragioni strettamente legate alla nostra Costituzione.

L’articolo 11 stabilisce che l’Italia può partecipare a organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità con gli altri Stati. E da questo punto di vista il Board, guidato da Trump e con un sistema di adesione basato su contributi finanziari elevati, non garantisce parità tra Stati, rendendo l’adesione incompatibile con la Costituzione.

Tuttavia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni potrebbe partecipare a eventi legati al Board come osservatrice, senza vincoli formali. Parallelamente, l’Italia continua a sostenere iniziative di pace e stabilizzazione a Gaza attraverso canali multilaterali tradizionali e aiuti umanitari, confermando il suo ruolo attivo ma bilanciato.

Critiche e controversie

Il Board di Trump ha generato diverse polemiche:

  • Concentrazione del potere nelle mani di un singolo leader (Trump);
  • Rischio di indebolire l’ONU e altre strutture multilaterali;
  • Partecipazione basata su contributi finanziari, percepita come iniqua;
  • Incertezza sulla legittimità internazionale e sul mandato di alcuni membri.

Molti esperti sottolineano come l’iniziativa possa funzionare più come un organismo politico-finanziario controllato dagli Stati Uniti che come una vera piattaforma multilaterale di pace.

In sintesi

Il Board of Peace rappresenta un tentativo ambizioso di Trump di influenzare la stabilizzazione di Gaza e altri conflitti globali attraverso un organismo internazionale controllato dagli USA. Tuttavia:

  • Solo pochi Paesi hanno aderito ufficialmente;
  • L’Italia, insieme ad altri Stati europei, mantiene una posizione di osservazione senza impegni formali;
  • L’iniziativa resta oggetto di dibattito e controversie sulla legittimità e sul modello di governance adottato.

Il futuro del Board dipenderà dalle adesioni di altri Stati e dalla capacità di Trump di trasformarlo in uno strumento operativo e credibile nel panorama diplomatico internazionale.