Emilia-Romagna

Certificati anti-Cpr, scontro in Regione sui controlli nelle Ausl

Ferrero chiede un audit; Fabi replica: la verifica non deve interferire con l’indagine giudiziaria

La nuova fase dell’inchiesta sui cosiddetti certificati anti-Cpr, che ha portato a perquisizioni nei confronti di oltre venti medici in diverse città italiane, tra cui Ferrara, Bologna e Rimini, è arrivata al centro dell’attività dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. A sollevare il caso è stato il consigliere di Fratelli d’Italia Alberto Ferrero, con un’interrogazione a risposta immediata rivolta alla Giunta regionale.

Ferrero ha richiamato i dati emersi da un precedente accesso agli atti sull’attività dell’Ausl Romagna nel triennio 2023-2025. Secondo quanto riferito dal consigliere, le certificazioni di inidoneità al trattenimento avrebbero registrato un forte incremento, con percentuali di diniego passate dal 6,2% a quasi il 60%, per poi diminuire drasticamente nel periodo coinciso con l’avvio dell’indagine. Il consigliere ha inoltre segnalato che per 24 certificati l’esito risultava non noto per l’indisponibilità della copia dell’atto.

La richiesta di un audit

Un ulteriore elemento indicato nell’interrogazione riguarda i rifiuti alla valutazione medica, che avrebbero interessato 19 persone irregolari tra il 2023 e il 2025, con un dato azzerato a partire dal 2026. Per Ferrero, queste informazioni mostrerebbero la presenza di possibili criticità nel sistema, individuabili anche attraverso un semplice accesso alla documentazione amministrativa.

Il consigliere di Fratelli d’Italia ha quindi chiesto alla Regione di avviare un audit ispettivo nelle aziende sanitarie del territorio, con l’obiettivo di verificare la correttezza delle procedure adottate, l’eventuale presenza di anomalie statistiche e le ragioni per cui alcune copie delle certificazioni non risultino disponibili. Ferrero ha inoltre sollecitato chiarimenti sul coinvolgimento degli organismi interni di controllo, trasparenza e prevenzione della corruzione, chiedendo di accertare se siano stati informati tempestivamente.

La posizione dell’assessore

A rispondere in aula è stato l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Massimo Fabi. L’esponente della Giunta ha ricordato la collaborazione già garantita dalla Regione alle autorità e ha ribadito il quadro previsto dalla normativa nazionale: la certificazione di idoneità o non idoneità è un atto medico, formulato sulla base delle condizioni di salute della persona e su richiesta della questura.

Secondo Fabi, il medico non decide il trattenimento. La valutazione spetta infatti all’autorità di pubblica sicurezza e, per la convalida, al giudice competente. La Regione esercita invece le funzioni di vigilanza previste dalle proprie competenze. L’assessore ha citato anche il comitato regionale salute migranti e i protocolli in vigore tra Prefetture e aziende sanitarie.

Quanto alla richiesta di un’ispezione, Fabi ha spiegato che non sono previsti audit specifici sulle certificazioni già oggetto dell’inchiesta. I controlli interni, ha precisato, sono periodici e si svolgono nelle sedi competenti, mentre un’ulteriore verifica sugli stessi atti rischierebbe di sovrapporsi al lavoro della magistratura. La Regione, ha aggiunto, valuterà eventuali interventi organizzativi qualora dalle indagini emergessero elementi in questo senso.

Ferrero ha definito la risposta non soddisfacente. Pur riconoscendo l’esistenza dell’inchiesta, il consigliere ha sostenuto che la Regione dovrebbe interrogarsi sull’andamento dei dati e sulle possibili falle evidenziate dall’accesso agli atti. A suo giudizio, l’amministrazione avrebbe dovuto manifestare maggiore preoccupazione e assumere un impegno più esplicito per migliorare le procedure, senza interferire con l’attività della magistratura.