Il futuro di Cava Fornace, a Montignoso, torna al centro dello scontro politico tra la Lega e la Regione Toscana. I deputati leghisti Elisa Montemagni e Andrea Barabotti hanno contestato i ritardi nella chiusura del sito, sostenendo che lo stop alle attività sarebbe stato concordato da anni dalle istituzioni, dal livello comunale a quello regionale, ma non è ancora diventato operativo.
La richiesta di fermare le attività
Secondo i due parlamentari, il territorio attende da tempo una decisione definitiva sul futuro dell’area. Montemagni e Barabotti ricordano infatti che gli enti coinvolti avrebbero condiviso la necessità di interrompere le attività nella cava. Nonostante questo orientamento, riferiscono i deputati, la chiusura non è ancora arrivata e il procedimento resta al centro delle tensioni politiche.
L’iniziativa dei due esponenti della Lega si traduce anche in un attacco diretto al presidente della Toscana Eugenio Giani. I parlamentari accusano la Regione di mostrare tentennamenti e collegano i ritardi a presunti interessi economici legati alla gestione del sito. Si tratta, precisano, di una loro valutazione sul rapporto tra le scelte istituzionali e gli assetti societari coinvolti.
Il nodo degli interessi economici
Nel mirino finiscono in particolare la società che gestisce Cava Fornace e Plures, indicata dai deputati come la realtà che la controlla. Plures, secondo quanto affermato da Montemagni e Barabotti, è partecipata da alcuni Comuni della Toscana centrale, tra cui Firenze, Prato e Pistoia. Da questo assetto, sostengono i due esponenti leghisti, potrebbe derivare un conflitto tra gli interessi economici della partecipata e le richieste espresse dal territorio.
La contrapposizione riguarda quindi il futuro dell’impianto e il ruolo delle istituzioni chiamate a decidere sulla prosecuzione o sull’interruzione delle attività. Montemagni e Barabotti sostengono che le esigenze dei cittadini e degli enti locali della costa apuo-versiliese debbano prevalere sugli interessi economici collegati alla gestione. La loro posizione è sintetizzata nell’appello secondo cui la costa apuo-versiliese non deve diventare la pattumiera della Toscana.