In merito alla vicenda riguardante Youssef Siher, considerato promotore delle proteste con episodi violenti a Milano, e alle polemiche sorte tra l’esecutivo presieduto da Giorgia Meloni e l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del capoluogo lombardo che ha decretato la liberazione dell’indagato, l’associazione Meritocrazia Italia con il presidente Walter Mauriello richiama il rispetto reciproco tra le istituzioni.
Equilibrio tra poteri e garanzie processuali
“In uno Stato di diritto, il Governo ha il dovere di chiedere sicurezza e tutela per i cittadini e per le città, e la Magistratura ha il dovere di applicare la legge sulla base delle prove e delle garanzie processuali. Nessuno dei due poteri deve invadere il campo dell’altro, né, parimenti grave, delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica”.
L’organizzazione sottolinea l’importanza di preservare la trasparenza e la reputazione degli organi statali, evitando sospetti infondati.
“Non si deve mai alimentare il sospetto, ma sempre erigere la fiducia, che si costruisce solo nel rispetto della legge e dei suoi interpreti”.
Durata dei processi e organizzazione giudiziaria
L’analisi di Meritocrazia Italia si concentra poi sui tempi della giustizia e sull’efficienza degli uffici giudiziari a Roma e sul territorio nazionale, ricordando che la tempestività non deve andare a scapito delle garanzie di difesa.
“La giusta durata del processo non è mai la vendetta immediata, ma è quella misura equilibrata che elimina il tempo evitabile e preserva il tempo necessario alla conoscenza, alla difesa e alla decisione, e questo richiede responsabilità da parte di tutti, a cominciare dalla buona organizzazione degli uffici giudiziari. Un ritardo organizzativo non diventa mai di per sé una garanzia”.
Viene espressa preoccupazione per un approccio puramente quantitativo nella gestione dei procedimenti giudiziari.
“In uno, occorre arginare la deriva di un efficientismo aziendalistico che misura la qualità della giustizia solo sul numero dei fascicoli smaltiti, dimenticando che dietro ogni fascicolo ci sono persone e che la quantità delle decisioni non dice quanto le parti siano state ascoltate né quanto sia solido l’accertamento”.
Valutazione individuale e collaborazione istituzionale
Il presidente Walter Mauriello evidenzia come la funzione della sentenza debba basarsi sulla centralità della persona e sulla comprensione delle motivazioni giurisdizionali.
“Se la motivazione viene trattata come un costo, si indebolisce il luogo in cui il giudice rende conto del proprio potere, e, se ogni questione complessa viene trattata come una perdita di produttività, si incentiva una risposta standardizzata dove invece serve una valutazione umana e individuale. Proprio in questa dimensione umana e antropica della decisione si colloca la forza pacificatrice della sentenza, che non cancella il dolore ma riconduce il conflitto a ragioni pubblicamente verificabili, dove anche chi perde può riconoscere di essere stato ascoltato e comprendere perché le sue ragioni non sono state accolte”.
L’appello finale di Meritocrazia Italia si rivolge alle forze politiche e ai magistrati per un dialogo costruttivo e una riforma funzionale del sistema giudiziario.
“Meritocrazia Italia chiede di abbassare i toni dello scontro, di non trasformare una ordinanza nell’ennesima occasione di conflitto tra politica e magistratura, di dare alla giustizia gli strumenti per essere celere e giusta e di rispettare fino in fondo il lavoro dei giudici che applicano le leggi che il Parlamento scrive, perché solo nel rispetto reciproco tra poteri dello Stato, nella leale collaborazione e nella fiducia nella legge e nei suoi interpreti, una sentenza può trasformare il conflitto in diritto e restituire alla comunità quella fiducia senza la quale nessuna sicurezza è davvero possibile”.