Ferrara (FE)

Anselmo: «Ferrara è terra di infiltrazioni mafiose»

Nel congresso Arci, critiche al progetto anti-maranza e accuse su messaggi coordinati e traffici illeciti.

«Le infiltrazioni non sono alle porte del Comune, sono nel Comune». Il consigliere comunale Fabio Anselmo ha replicato così alle parole pronunciate dal consigliere regionale Paolo Calvano durante i saluti istituzionali al decimo congresso provinciale di Arci Ferrara. Calvano aveva parlato di una possibile presenza della criminalità organizzata alle porte dell’amministrazione, collegando il tema alla minimizzazione del disagio giovanile.

Anselmo ha sostenuto che i segnali di una possibile presenza mafiosa nel territorio siano emersi già nel marzo 2024, all’inizio della campagna elettorale. Secondo il consigliere, avrebbe già portato il tema all’attenzione del Consiglio comunale e in ambito provinciale, prima ancora della competizione per la carica di sindaco. Il riferimento è a vicende e atti che, a suo giudizio, mostrerebbero la necessità di maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Le critiche al Nucleo Anti Maranza

Nel corso del suo intervento, l’ex candidato sindaco ha criticato anche la proposta del sindaco Alan Fabbri di rendere operativo il Nucleo Anti Maranza. Il progetto dovrebbe coinvolgere polizia locale, avvocati, psicologi, assistenti sociali ed esperti di sicurezza e, secondo quanto riportato da una testata locale, sarebbe guidato dall’ex vicesindaco Nicola Lodi.

Anselmo ha invitato a mantenere un approccio garantista, contestando l’uso del termine maranza per indicare in modo indistinto gruppi di giovani. A suo parere, l’etichetta rischia di trasformarsi in una condanna preventiva e di alimentare una suggestione razzista, senza che siano state accertate le identità o le responsabilità delle persone coinvolte. Il consigliere ha quindi chiesto che le garanzie siano riconosciute a tutti, anche nel dibattito sulla sicurezza urbana.

Il richiamo alla Direzione nazionale antimafia

Il passaggio centrale dell’intervento ha riguardato ancora una volta le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata. Anselmo ha citato la Direzione nazionale antimafia, sostenendo che avrebbe individuato Ferrara, insieme alle procure di Napoli e Milano, come un luogo di snodo per fenomeni di malaffare, illeciti, dossieraggi e accessi abusivi ai dati. Da qui il suo appello a non sottovalutare il quadro e a rafforzare l’attenzione delle istituzioni.

Nel ragionamento del consigliere, un ruolo importante dovrebbe essere svolto da Arci e dalle associazioni di volontariato, descritte come presìdi capaci di intercettare i problemi grazie al rapporto diretto con il territorio. Anselmo ha affermato che queste realtà finirebbero spesso per supplire alle assenze dello Stato e per svolgere una funzione di sentinella rispetto ai fenomeni sociali e criminali.

Il consigliere ha poi collegato il tema dei giovani indicati come maranza alla circolazione di messaggi precostituiti su presunti episodi di violenza e disordini. Il sindaco di Portomaggiore, Dario Bernardi, aveva riferito della diffusione di comunicazioni simili nelle chat scolastiche e dei genitori. Anselmo ha ipotizzato che testi apparentemente provenienti da città e regioni diverse possano seguire schemi comuni, chiedendosi se dietro vi siano bot o campagne organizzate.

Nel finale ha richiamato anche i messaggi d’odio ricevuti dalla famiglia di Fakir, l’uomo di origini marocchine morto durante un intervento delle forze dell’ordine al quartiere Pilastro di Bologna, e dalla famiglia Cucchi. Secondo Anselmo, l’attenzione pubblica si concentrerebbe sugli ultimi della catena, come i giovani accusati indistintamente di spacciare cocaina, senza interrogarsi su chi controlli la filiera. Ha quindi ribadito che Ferrara sarebbe, secondo la sua lettura delle indicazioni antimafia, un territorio esposto a infiltrazioni mafiose.