La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata contestata da un gruppo di studenti durante la sua visita alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. La ministra ha partecipato alla cerimonia per il conferimento del PhD Honoris Causa al cardinale Pierbattista Pizzaballa. All’esterno della struttura, in piazza Martiri della Libertà, le organizzazioni studentesche Sinistra Per e Cambiare Rotta hanno organizzato un presidio di protesta.
Il presidio davanti alla Sant’Anna
Al suo arrivo, Bernini è stata accolta da cori e striscioni. Gli studenti hanno definito la sua presenza l’ennesima passerella e hanno contestato le scelte del Governo sui rapporti con Israele, sui finanziamenti al sistema universitario e sulle politiche per il diritto allo studio. Il presidio è stato seguito da decine di agenti, alcuni dei quali in assetto antisommossa.
La ministra si è fermata per alcuni istanti davanti ai manifestanti, senza intervenire, prima di entrare nella scuola. In seguito, parlando con i giornalisti, ha detto di aver ascoltato le ragioni degli studenti. Bernini ha quindi ricordato le iniziative adottate dal Governo per gli studenti e i bambini provenienti dalla Striscia di Gaza, sostenendo che l’Italia ha accolto 270 studentesse e studenti palestinesi e ha trasferito in ospedali italiani anche bambini oncologici e minori mutilati.
La ministra ha spiegato di essere andata personalmente ad Amman per occuparsi dell’arrivo degli studenti. Ha inoltre illustrato l’ipotesi di sostenere gli atenei palestinesi attraverso un insediamento universitario da realizzare al confine con la Palestina oppure in Giordania, con l’obiettivo di favorire il collegamento tra i rettori e le istituzioni accademiche. Bernini ha ribadito la volontà di mantenere la guerra fuori dall’università, pur proseguendo gli interventi a sostegno della popolazione palestinese.
Il confronto su borse e posti letto
Dal presidio è arrivata la replica di Sinistra Per, secondo cui la difesa dei diritti umani sarebbe incompatibile con quelle che gli studenti definiscono politiche di complicità del Governo Meloni con lo Stato di Israele. I manifestanti hanno inoltre accusato la ministra di avere delegittimato le mobilitazioni negli atenei, associandole all’antisemitismo.
Il confronto si è poi concentrato sulle risorse per il diritto allo studio. A fronte delle accuse di un taglio di 288 milioni di euro alle borse, Bernini ha sostenuto che la cifra rappresenta invece un incremento. Secondo la ministra, nell’anno in corso le borse saranno finanziate con 847 milioni di euro di fondi italiani, senza ricorrere alle risorse del Pnrr. A suo giudizio, lo stanziamento permetterà di superare il problema degli idonei non beneficiari.
Andru Budaco Ferrari, rappresentante di Sinistra Per nel senato accademico dell’Università di Pisa, ha fornito una lettura opposta. Secondo Ferrari, i tagli agli atenei ammonterebbero a 800 milioni di euro e in Toscana non ci sarebbe ancora la certezza della copertura completa delle borse. La rappresentante studentesca ha inoltre denunciato una possibile riduzione di 500 posti letto negli studentati, 300 dei quali nella sola Pisa, oltre alla comparsa di idonei non beneficiari.
Ferrari ha attribuito una parte delle responsabilità alla Regione Toscana, sostenendo però che la copertura strutturale debba arrivare dallo Stato. Bernini ha rivendicato risultati per 9,5 miliardi di euro destinati all’università e l’incremento di 62.330 posti letto. La ministra ha concluso definendo legittime le contestazioni e affermando che il confronto sui numeri resta aperto.